I could feel at the time there was no way of knowing. Fallen leaves in the night, who can say where they’re blowing. As free as the wind and hopefully learning. Why the sea on the tide has no way of turning
Citazioni
Il consulto informatico via telefono ai tardivi digitali è una specie di paradosso. Un po’ come se un cieco ti telefonasse per aiutarlo ad attraversare la strada, e tu non puoi che domandargli: “Cosa vedi?”
[Schönberg e Strawinsky] esaltarono gli impulsi presenti nelle loro opere fino a trasformarli nelle idee dell’oggetto. Questo si verificò nelle costellazioni specifiche del loro procedimento creativo e non nell’abbozzo generico di stili. Questi, mentre vengono guidati da slogans culturali di vasta risonanza, lasciano via libera, nella loro genericità, proprio a quelle mitigazioni snaturatrici che impediscono la consequenzialità dell’idea non programmatica, tutta immanente alla cosa stessa. Ma la trattazione filosofica dell’arte riguarda proprio questa, e non i concetti di stile, per quanto poi con essi possa venire in contatto […]. Le categorie stilistiche precostituiste pagano la loro accessibilità col non esprimere la connessione intrinseca dell’immagine creativa, e restando al di qua della configurazione estetica, senza nessun carattere di necessità. Se invece ad esempio si esamina il neoclassicismo cercando di determinare quale necessità interna delle opere le spinga a questo stile, o come l’ideale stilistico si comporti verso il materiale dell’opera e la sua totalità costruttiva, diventa virtualmente possibile risolvere anche il problema della legittimità dello stile
Theodor W. Adorno, Filosofia della musica moderna, Einaudi, Torino 2002, p. 10.
In estrema sintesi: l’originalità di un brano musicale, la forza di un gruppo storico non sta nel fatto che essi siano stati rappresentativi di un genere, di un’epoca. Ma nel fatto che abbiamo intuito, colto e riversato in musica quel momento della vita del mondo. E’ questa tensione a causare la creazione di un genere musicale, o la partecipazione ad esso. Ed è così che un gruppo o un autore musicale diventano infine rappresentativi di un’epoca.
In Italia lo chiamano dibatto tra postmodernisti e neorealisti. Ma non è meglio dire semplicemente: “Marx ha sempre avuto ragione”?
Uragano a New York: le autorità continuano a cercare chi cazzo ha sbattuto le ali a Pechino
(Come sono fortunati i bambini somali: in Spagna hanno speso ben 55 milioni affinchè il Papa potesse pregare per loro)
Bossi cade dal letto e si frattura il dito medio sinistro
La Relazione si allaccia nell’incontro con l’altro, con l’estraneo, riconosciuto come tale. Ma riconoscere non è sinonimo di comprendere. «Comprendere» implica l’idea di prendere con sé, di stendere le braccia per cogliere e trascinare a sé, dunque di ridurre alla trasparenza e rifondere nell’Uno. La messa in relazione acconsente all’opacità, ovvero sa riconoscere che il mondo esiste nei sapori della complessità multipla. «Chiamiamo dunque opacità ciò che protegge il Diverso». L’opacità è condizione necessaria della Relazione. «Il consenso generale alle opacità particolari è il più semplice equivalente della non-barbarie».
L’articolo di Francesco Merlo apparso oggi su Repubblica è agghiacciante. 120 euro di editoriale per dire che Breivik è un “giocondo”, un “cretino”, che il suo gesto è la “degenerazione delle invettive della Fallaci” e dei romanzi del XIX secolo. Ma in genere non è Feltri a dire queste minchiate? E pensare che anch’io sono capace di dire una tale carrellata di banalità qualunquiste. Solo che lo faccio gratis
La necessità da parte di alcuni di giudicare l’attentato di Oslo come l’attentato ad una società “libera e democratica” somiglia al tentativo disperato del presentatore di rassicurare gli spettatori quando c’è qualcosa che non va. L’impellente bisogno di aggiungere subito queste parole, senza alcun motivo, per sottolineare l’ingiustizia di un gesto terrificante non fa altro che manifestare l’insicurezza e l’ingiustizia in cui riversa la società moderna
