Ma quale trasformazione culturale

Tra la prima metà del XIX e a tutto il XX secolo sono state scritte tonnellate di pagine sulle dinamiche sociali, il modo in cui noi ci vediamo, il modo in cui vogliamo mostrarci, il modo in cui condividiamo le nostre esperienze. La condivisione delle proprie esperienze è uno dei modi più elementari per rendere reale ciò che si è vissuto. Poi è arrivato il web, e pare che le cose siano radicalmente cambiate. Apparenza. E’ solo una questione di mezzo, di tecnica, di strumenti con i quali lo scopo non cambia. A dirla tutta, il fatto che questi mezzi stiano cambiando il nostro comportamento, è una vecchia questione iniziata molto prima, con chi rifletteva sulla tecnica già nel 1929. Perciò diffidate dalle letture superficialmente critiche sulla superficialità di facebook e simili. Sono mezzi. Se proprio si vuol capire cosa stia accadendo, Max Weber e la scienza psicoanalitica del ‘900 vanno più che bene. Anzi, credo che facebook, più di ogni altro, ironizzi sul nostro esibizionismo che, negli ultimi 10 secoli, non è cambiato di una virgola. E questa non è una critica.

Eroe?

Non mi piace la retorica populistica dietro la telefonata tra De Falco e Schettino. Non chiamiamo eroe uno che fa semplicemente il suo dovere, la sua professione. L’eroe è tutt’altro che un uomo che sveglia e riprende un uomo paralizzato dalla paura e dall’incompetenza. L’eroe è un folle, perché mette a repentaglio la sua vita e poco si cura di sé stesso. Allora come dovremmo chiamare chi compie un atto straordinario, come quelli che sottobordo hanno recuperato sopravvissuti e cadaveri, superuomini? Gli italiani sono esausti dopo anni di idolatria di un uomo mediocre. Così la fermezza e la lucidità di un professionista viene scambiata per eroismo, e la normalità di una telefonata in un momento di grande tensione viene scambiata per qualcosa di straordinario.   

It’s business baby!

Diciamolo subito, chiaro e tondo: la crociera è un grosso business. E dove girano molti soldi l’etica vacilla. Incrociando le testimonianze confuse dei passeggeri con le conversazioni tra Schettino e la Capitaneria di Porto, emerge la figura di un comandante molto preoccupato delle personali conseguenze legali per un incidente di queste proporzioni, piuttosto che dell’immediato: fare il comandante di una nave che affonda.

Quanto guadagna un comandante di una nave da crociera da 4mila passeggeri? Non ne ho la più pallida idea. E non è questo il problema. Il problema è quando diventa l’unico criterio per cui si sceglie un mestiere del genere.

Quando il saluto della nave diventa un atto irresponsabile

C’è una consuetudine nel mondo marittimo, estesa poi soprattutto alle navi passeggeri, che è quella di “salutare”, in navigazione, le coste, il territorio, le città, da cui in genere ha origine l’equipaggio, il comandante, l’armatore, navigando ad una “certa distanza” dalle sue coste. Una delle chiavi di lettura della tragedia del Costa Concordia potrebbe essere questa. La sera del 13 gennaio quella “certa distanza” è diventata una “leggerezza” con conseguenze disastrose. Poco importa se l’atto folle di navigare con un colosso da 115mila tonnellate a poco meno di 150 metri dalla costa sia stato in questo caso un ”omaggio” ad un vecchio comandante della flotta Costa. Ciò che resta, pesante come il macigno delle “Scole” che ha squarciato lo scafo di Costa Concordia, è la prassi di una navigazione rasente molto spesso autorizzata da quelle stesse autorità che ora stanno indagando sul disastro. Quindi, al di là degli errori umani dietro l’incidente, questa tragedia servirà sicuramente a determinare la necessità, se non di regolamentare, certamente di “normalizzare” un rito che, nonostante le abilità indiscutibili dei comandanti, diventa terribilmente pericoloso e irresponsabile se la costa si trova a 150 metri ed è circondata da un gruppo di scogli conosciuto e segnalato da diportisti e pescatori della zona.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che presto sarà impegnato in un vertice alla prefettura di Livorno, ha lasciato intendere che sarà varata prestissimo una misura che metterà al bando le navi di grandi dimensioni nelle rotte più pericolose. Le isole Tremiti, gli arcipelaghi del Tirreno, lo Stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio tra Sardegna e Corsica. E poi: Laguna di Venezia, Santuario dei Cetacei, Portofino, Baia del Silenzio. Questi tratti di mare potranno essere regolamentati con ferree misure restrittive anche per le navi passeggeri, soprattutto di grosse dimensioni, regole già in atto per le navi mercantili.