Quando il saluto della nave diventa un atto irresponsabile

C’è una consuetudine nel mondo marittimo, estesa poi soprattutto alle navi passeggeri, che è quella di “salutare”, in navigazione, le coste, il territorio, le città, da cui in genere ha origine l’equipaggio, il comandante, l’armatore, navigando ad una “certa distanza” dalle sue coste. Una delle chiavi di lettura della tragedia del Costa Concordia potrebbe essere questa. La sera del 13 gennaio quella “certa distanza” è diventata una “leggerezza” con conseguenze disastrose. Poco importa se l’atto folle di navigare con un colosso da 115mila tonnellate a poco meno di 150 metri dalla costa sia stato in questo caso un ”omaggio” ad un vecchio comandante della flotta Costa. Ciò che resta, pesante come il macigno delle “Scole” che ha squarciato lo scafo di Costa Concordia, è la prassi di una navigazione rasente molto spesso autorizzata da quelle stesse autorità che ora stanno indagando sul disastro. Quindi, al di là degli errori umani dietro l’incidente, questa tragedia servirà sicuramente a determinare la necessità, se non di regolamentare, certamente di “normalizzare” un rito che, nonostante le abilità indiscutibili dei comandanti, diventa terribilmente pericoloso e irresponsabile se la costa si trova a 150 metri ed è circondata da un gruppo di scogli conosciuto e segnalato da diportisti e pescatori della zona.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che presto sarà impegnato in un vertice alla prefettura di Livorno, ha lasciato intendere che sarà varata prestissimo una misura che metterà al bando le navi di grandi dimensioni nelle rotte più pericolose. Le isole Tremiti, gli arcipelaghi del Tirreno, lo Stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio tra Sardegna e Corsica. E poi: Laguna di Venezia, Santuario dei Cetacei, Portofino, Baia del Silenzio. Questi tratti di mare potranno essere regolamentati con ferree misure restrittive anche per le navi passeggeri, soprattutto di grosse dimensioni, regole già in atto per le navi mercantili.

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