Costa Concordia, i costi dell’incidente

Le dinamiche dell’incidente sono note. La sera del 13 gennaio Costa Concordia è in navigazione verso Savona dopo essere salpata dal porto di Civitavecchia. Alle 21.40, navigando sottocosta a poca distanza dall’Isola del Giglio, l’unità (114.500 tonnellate e più di 4mila passeggeri tra equipaggio e turisti) urta su uno scoglio del gruppo “le Scole” aprendo uno squarcio profondo (si parla di 70 metri) lungo lo scafo con la roccia che resta incastrata tra le lamiere. La nave imbarca subito acqua, l’intera sala macchine è allagata nel giro di dieci minuti. Il comandate Francesco Schettino, in stato di fermo con accuse gravissime (omicidio colposo plurimo e disastro, nonché di aver abbandonato la nave), non lancia allarme e l’ordine di evacuazione se non un’ora dopo l’impatto, alle 22.30, nel momento in cui la nave ha raggiunto un’inclinazione di 20 gradi. Poi, a 00.50, il gigante si adagia a pochi metri dalle coste dell’isola toscana. L’evacuazione dei passeggeri termina poco dopo le 2 dando il via alla ricerca dei dispersi tra chi si è tuffato in mare e chi è rimasto intrappolato a bordo, specialmente nel lato sommerso.
Costa Crociere, dopo aver difeso il comandante in un primo comunicato stampa, prende le distanze parlando poi di «errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze: la rotta seguita dalla nave è risultata troppo vicina alla costa, e sembra che le sue decisioni nella gestione dell’emergenza non abbiano seguito le procedure di Costa Crociere che sono in linea e, in alcuni casi vanno oltre, gli standard internazionali». A proposito delle polemiche sull’evacuazione, la compagnia spiega come tutti i membri dell’equipaggio della loro flotta «fanno un’esercitazione di abbandono nave ogni due settimane. Per tutti gli ospiti in crociera è prevista un’esercitazione entro 24 ore dal giorno dell’imbarco, come richiesto dalla legge. Costa Crociere ha un sistema computerizzato che consente di verificare che tutti gli ospiti abbiano partecipato all’esercitazione e porvi di conseguenza rimedio». Per quanto riguarda il rischio versamento in mare del carburante (2.300 tonnellate), la compagnia ha annunciato di aver contattato la società Smit & Salvage, specialista negli interventi sui disastri in mare, che sta già progettando una barriera di contenimento che dovrebbe circondare la nave.
Le perdite economiche per la compagnia Costa Crociere sono colossali. La nave, costata circa 500 milioni di euro, avrebbe dovuto incassare intorno ai 60 milioni di euro nel 2012. Il titolo Carnival Corporation, proprietaria del marchio Costa dal 1997, ha perso il 23% alla Borsa di Londra ed ha annunciato che i costi complessivi del naufragio si aggirano sui 95 milioni di euro. La compagnia dovrà rimborsare dai 10 ai 20mila euro a ciascun passeggero e, sulla base di un protocollo Ue, 430mila ad ogni familiare delle vittime.


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