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“Claudio, io è da anni che ti tengo d’occhio, da quand’eri un pesce piccolo democristiano un po’ inquisito, come tanti. Ma sin d’allora ho capito che in te c’era un grande talento. Io per queste cose ho un occhio. Per esempio, un giorno ho detto: bravo questo Mike Bongiorno, sarà un grande presentatore. Ed è andata così. E un’altra volta ho visto Ruud Gullit e ho detto: però questo negro, mi sa tanto che diventerà un gran calciatore. Nessuno ci credeva, eppure è andata così. O no?”
“Certo Presidente, ma io…”
“Lasciami finire. Sin dal primo momento in cui sono stato tuo ospite a Imperia ho capito che tu avevi un vero talento per gli Interni. Per l’arredamento, le tendine alle finestre, gli stucchi, gli arazzi. Come politico, sai, sei sempre stato una mezzasega. Ma come arredatore sei un genio ancora largamente inespresso. Un mago degli Interni. È per questo che ti ho fatto ministro”.
“Ah… beh…”
“E dopo un anno che sei lì, non sei ancora venuto a cambiare i cassettoni di palazzo Chigi, e non fai che rilasciare dichiarazioni su fatti che non ti riguardano! Si può sapere cosa ti ha preso?”
“Ehm… Presidente, forse c’è stato un equivoco”.
“Un equivoco?”
“Sì, direi un tragico qui pro quo”.
“Ma che qui e quo qua vai parlando, il fatto è che ti sei montato la testa. Non sei l’unico Ministro a cui è successo. Ma non credere che io ti mollerò così facilmente. Un talento come il tuo vale tanto oro quanto pesa. Vuoi che ti ritocchi lo stipendio?”
“No, Presidente, meglio di no…”
“Come vuoi. Allora magari ti raddoppio la scorta, eh? Quattro macchine blu davanti e dietro. Così lo sapranno tutti quanto ti stimo e la pianteranno di attaccarti”.
“Beh, Presidente, se insiste…”
“Ok, da domattina scorta raddoppiata. Però domani mattina alle nove precise voglio vederti a Palazzo Chigi per quei cassettoni. È chiaro?”
“Sì, mio Presidente”.
“Molto bene. Sogni d’oro, Claudio. A domani”.
“A domani Presidente”.-click-
“Ouf”.
“Ma si può sapere chi era? Sono le tre del mattino…”
“Ma niente, era Claudio”.
“Claudio chi, il custode?”
“No, il mio arredatore, un pirla di Forza Italia. Bravo, eh. Però un pirla”.
“Certo che te li sai scegliere”.
“Oh, Veronica, credi che alla mia età sarei ancora in circolazione se mi scegliessi collaboratori intelligenti? Devono essere perlomeno più pirla di me”.
“Bella gara…”
“Cos’era, una battuta?”
“No, niente. Buona notte, Presidente”.
“Buona notte”.
L’unità d’Italia, l’ennesima scajolata, l’ennesima lazialata. Siamo un popolo senza dignità. Perché? Ah già perché siamo furbi e bucchinari
Che fa in tivù?
Nel dibattito sulla mancanza di identità nella sinistra italiana, sulla sua “assenza”, ci si dimentica spesso di una cosa apparentemente marginale: il regime politico di tipo televisivo. La politica nel nostro paese esiste attraverso la televisione, si esprime attraverso la televisione e il suo linguaggio è di tipo televisivo. Se a questo tipo di regime si aggiunge il monopolio la situazione si complica ancora di più. E’ il monopolio televisivo, più del regime, l’aspetto che determina negativamente la qualità dell’informazione e dei contenuti politici. Si dice che la sinistra non ha un’identità, ma se il luogo in cui dovrebbe esprimere questa sua labilità è uno solo ed è attualmente occupato, inaccessibile, il risvolto è drammatico. Credo che la domanda dov’è la sinistra diventi una falsa questione nel momento in cui si restituisce alla politica un luogo adatto per esprimersi. Così la questione sull’identità della sinistra diventa un’altra più urgente: la politica che esprime se stessa unicamente attraverso la televisione.
amev
Medadizionario, ovvero le parole e le cose secondo Guido Meda
Giro di imbrugno. In qualifica, il giro di riscaldamento gomma prima del giro lanciato. A volte usato (imbrugnare) per indicare il pilota che rallenta dopo o durante il giro lanciato.
Superslomo. Il leggero sollevamento della ruota posteriore in staccata, frequente in staccate violente alla prima curva dopo il rettilineo di arrivo. Vedere Pedrosa per credere.
Sguinciare. Lo “scodinzolamento” del posteriore della moto in seguito al bloccaggio della ruota in fase di staccata/frenata. Da non confondersi con la derapata.

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E il portale dice: «Cos’avete imparato?». E i fratelli, beh…suonano delle note dolci e limpide. Non molto vivaci, forse, poco appassionate ma con l’autorevolezza della tecnica. «Con le scale, eccetera, siete bravi, però questo livello, questa tecnica, è lo stadio più basso della consapevolezza. Vi è stato indispensabile per arrivare fino a me. Ma ora passate e trovate una musica migliore».
Il Belgio vieta i burqa nei luoghi pubblici. “Sono prigioni mobili”. 500 anni anni fa Cristoforo Colombo voleva vestire gli indigeni oggi l’Europa li vuole svestiti. Non c’è bisogno di dire chi viola la dignità della persona.


