Io non credo che ci meritiamo un downgrade, ma dobbiamo prendere atto che c’è un downgrade.

Enrico Letta analizza la perdita della tripla A

Miglior sintesi dell’impotenza della politica nel controllo dell’economia finanziaria non si poteva fare.

Che cos’è la politica?

La politica è quello che fai mentre qualcun altro si sta occupando di qualcos’altro al posto tuo. E’ una definizione greca, all’antica, non propriamente la sua definizione – πολίτεῖα/politeia è l’arte di governare una città – quanto il suo presupposto, la conditio sine qua non la politica non si può praticare.

Nell’antica Grecia quelli che si occupano di cose che riguardano gli affari tuoi sono gli schiavi, per esempio occupandosi della tua casa. Infatti uno dei nomi con cui allora si chiamava lo schiavo era οἰκέτης/oikétês, colui che abita la casa, ovvero colui che gestisce le faccende domestiche al posto tuo. 

E’ un bel privilegio avere uno schiavo, si ha più tempo libero grazie al sollevamento dagli impegni domestici, tempo libero da impiegare per fare altre cose, per esempio politica. In un certo senso, per dirla alla Hegello schiavo rendeva libero il padrone. Il politico greco, all’antica, è quindi un uomo libero non di fare ciò che gli pare ma libero di occuparsi di politica. Una libertà vincolante, come tutte le autentiche libertà: disimpegnava dalle faccende quotidiane e impegnava verso qualcosa di più ampio. 

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Perché questo disimpegno che impegna? Perché questo privilegio comporta l’impegno politico? Qual è il nesso? Come abbiamo detto, il privilegio di cui gode chi ha uno schiavo è quello di avere più tempo libero. Per un greco privilegio è privilegio, ovvero una legge (legio) fatta a favore di un singolo (previ). Non si tratta di una legge ad personam bensì di un sollevamento che responsabilizza: visto che chi possiede uno schiavo esercita l’arte di governare la casa, e visto che chi non è impegnato a occuparsi della casa ha tempo libero a disposizione, allora la legge del privilegio comanda di esercitare su una casa più grande questa abilità che si esercita in casa propria.

Pare brutto questo fatto che il fondamento della politica ateniese e della libertà dei suoi cittadini sia la schiavitù. Ma questa è un’altra storia, anzi la Storia, quella della ricchezza delle nazioni e dei popoli, da sempre fondata sullo sfruttamento. Al di là di questo, ciò che qui conta è lo spazio per una definizione autentica (autoenteo, che si muove entro se stesso, entro ciò che la parola dice) della “politica”. Cosa dice quest’autenticità? In positivo, che la politica è l’arte di governare, in negativo che essa non è l’occuparsi degli affari propri visto che c’è uno schiavo a farlo al posto tuo.

E se invece si praticasse la politica proprio per occuparsi degli affari propri? Un greco, quello antico, ti risponderebbe che non avrebbe senso: si fa politica proprio perché gli affari personali non sono più una propria preoccupazione. 

Che fa in tivù?

Nel dibattito sulla mancanza di identità nella sinistra italiana, sulla sua “assenza”, ci si dimentica spesso di una cosa apparentemente marginale: il regime politico di tipo televisivo. La politica nel nostro paese esiste attraverso la televisione, si esprime attraverso la televisione e il suo linguaggio è di tipo televisivo. Se a questo tipo di regime si aggiunge il monopolio la situazione si complica ancora di più. E’ il monopolio televisivo, più del regime, l’aspetto che determina negativamente la qualità dell’informazione e dei contenuti politici. Si dice che la sinistra non ha un’identità, ma se il luogo in cui dovrebbe esprimere questa sua labilità è uno solo ed è attualmente occupato, inaccessibile, il risvolto è drammatico. Credo che la domanda dov’è la sinistra diventi una falsa questione nel momento in cui si restituisce alla politica un luogo adatto per esprimersi. Così la questione sull’identità della sinistra diventa un’altra più urgente: la politica che esprime se stessa unicamente attraverso la televisione.

amev