Che cos’è la politica?

La politica è quello che fai mentre qualcun altro si sta occupando di qualcos’altro al posto tuo. E’ una definizione greca, all’antica, non propriamente la sua definizione – πολίτεῖα/politeia è l’arte di governare una città – quanto il suo presupposto, la conditio sine qua non la politica non si può praticare.

Nell’antica Grecia quelli che si occupano di cose che riguardano gli affari tuoi sono gli schiavi, per esempio occupandosi della tua casa. Infatti uno dei nomi con cui allora si chiamava lo schiavo era οἰκέτης/oikétês, colui che abita la casa, ovvero colui che gestisce le faccende domestiche al posto tuo. 

E’ un bel privilegio avere uno schiavo, si ha più tempo libero grazie al sollevamento dagli impegni domestici, tempo libero da impiegare per fare altre cose, per esempio politica. In un certo senso, per dirla alla Hegello schiavo rendeva libero il padrone. Il politico greco, all’antica, è quindi un uomo libero non di fare ciò che gli pare ma libero di occuparsi di politica. Una libertà vincolante, come tutte le autentiche libertà: disimpegnava dalle faccende quotidiane e impegnava verso qualcosa di più ampio. 

atene

Perché questo disimpegno che impegna? Perché questo privilegio comporta l’impegno politico? Qual è il nesso? Come abbiamo detto, il privilegio di cui gode chi ha uno schiavo è quello di avere più tempo libero. Per un greco privilegio è privilegio, ovvero una legge (legio) fatta a favore di un singolo (previ). Non si tratta di una legge ad personam bensì di un sollevamento che responsabilizza: visto che chi possiede uno schiavo esercita l’arte di governare la casa, e visto che chi non è impegnato a occuparsi della casa ha tempo libero a disposizione, allora la legge del privilegio comanda di esercitare su una casa più grande questa abilità che si esercita in casa propria.

Pare brutto questo fatto che il fondamento della politica ateniese e della libertà dei suoi cittadini sia la schiavitù. Ma questa è un’altra storia, anzi la Storia, quella della ricchezza delle nazioni e dei popoli, da sempre fondata sullo sfruttamento. Al di là di questo, ciò che qui conta è lo spazio per una definizione autentica (autoenteo, che si muove entro se stesso, entro ciò che la parola dice) della “politica”. Cosa dice quest’autenticità? In positivo, che la politica è l’arte di governare, in negativo che essa non è l’occuparsi degli affari propri visto che c’è uno schiavo a farlo al posto tuo.

E se invece si praticasse la politica proprio per occuparsi degli affari propri? Un greco, quello antico, ti risponderebbe che non avrebbe senso: si fa politica proprio perché gli affari personali non sono più una propria preoccupazione. 

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Sovrappiù

L’arte commuove negli interstizi, nei particolari. In quel riff, quel sorriso, in quell’altezza di quella nota al momento e nell’intervallo giusto, nei colori della fotografia di scena. I’m Only Sleeping dei Beatles per esempio non commuove nella sua totalità ma in quel “sleeeeeeeeeeeping” del ritornello, nell’attesa che quel coro, con quel tono, arrivi e dica: “sleeeeeeeeeping”. Non è la Storia a commuovere, ma raccontare ciò che accade. I greci lo chiamavano stupore (taumazein), gli esteti sublime. La parola che userebbero i matematici è ancora più esplicita: sovrappiù. L’elemento costitutivo che eccede ogni struttura, ogni previsione. Per Alain Badiou esso è addirittura il valore proprio della verità, e lo chiama Evento. Qualcosa che sorprende, spiazza, sovrasta ma che nello stesso tempo è tremendamente sopportabile, anzi, meravigliosamente sopportabile.