Che cosa significa essere di sinistra

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«Che il capitale – inteso sia nel senso di logica sociale che di gruppo di interesse – miri al controllo totale, deriva dallo stesso processo di accumulazione, che per natura è infinito. Nel suo concetto non entra alcun limite – il che significa che i soli limiti che è suscettibile di conoscere possono venire dall’esterno: dall’esaurimento delle risorse naturali o dall’opposizione politica. In mancanza di questo, il processo è destinato a proliferare come un cancro, uno sviluppo mostruoso per intensità ed estensione. Per intensità, attraverso l’infinita produttività. Per estensione, sia con l’invasione di nuovi territori e aree geografiche finora non raggiunte – dopo l’Asia, l’Africa aspetta il turno -, sia con la mercificazione di sempre più vasti ambiti del reale.

Il capitale è una potenza. E ha una potenza sufficiente a perseguire all’infinito il proprio slancio d’affermazione finché non incontra una potenza più forte e di segno opposto che lo determini al contrario e lo tenga a freno. Ecco perché, in assenza di un’opposizione significativa, non c’è dubbio che il capitale non abbia altro obiettivo che il controllo di tutta la società – cioè la tirannia, certo dolce, zuccherata dal consumo e dal divertimento, ma pur sempre tirannia. A partire da questo, è facile dedurre cosa sia la sinistra. La sinistra è una posizione rispetto al capitale. Essere di sinistra significa porsi in un certo modo rispetto al capitale. E più esattamente in un modo che rifiuti la sovranità del capitale, a partire dall’idea dell’uguaglianza e della vera democrazia, e con la consapevolezza che il capitale è una tirannia potenziale che impedisce a quell’idea di farsi realtà. Ecco: essere di sinistra vuol dire non lasciar regnare il capitale».

Frédéric LordonLa sinistra non può morire, Le Monde Diplomatique, n. 9, anno XXI, settembre 2014.

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L’assurdità dei discorsi -post da “fine delle ideologie” verranno ricordati con un sorriso per la loro ingenuità. Discorsi pronunciati tanto da “quello di sinistra” che da “quello di destra”, perciò li affermano tanto l’ingenuo disilluso che davvero crede che non è più il tempo delle politiche di emancipazione, e lo afferma allo stesso modo quello ben consapevole di cosa significhi (finalmente!) la fine delle ideologie, della sinistra e della destra. Spazio agli affari!

Della sinistra non ci si libera così. Ha vinto il capitale, per ora, che sta affermando la sua egemonia, ma la barricata che vuole un giammai la sinistra agitandolo come un fantasma nostalgico, sappiate che apparterrà sempre a una delle due categorie sopracitate: o è un ingenuotto o il cattivone. A volte tutte e due le cose insieme. Perché il male, come si sa, è stupido e banale. Ma sempre male.

Nella foto in alto, l’attuale primo ministro della Francia Manuel Valls.

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Il Movimento 5 Stelle ha detto qualcosa di sinistra

C’è il determinismo economico:
L’Iraq, come il Guatemala o il Congo RCD hanno avuto il torto di possedere delle risorse.

L’antropologia economica:
I poveri hanno il torto di avere ricchezza sotto ai piedi. Il petrolio iracheno è stato il peggior nemico del popolo iracheno.

La riflessione di sinistra:
Una digressione su Mattei è d’obbligo, se non altro per capire quanto, dall’invenzione del “profitto ad ogni costo”, ogni industriale, stato sovrano o partito politico si sia messo contro il capitalismo internazionale abbia fatto una brutta fine
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Citazionismo di sinistra, nientemeno che da France Culture:
In “La verità nascosta sul petrolio” Eric Laurent scrive: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”

Uno schietto e sempreverde spirito sessantottino:
Il denaro è sempre denaro!

Uno j’accuse anti-antiterrorismo in pieno stile antiamericano:
L’attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande capitale nordamericano. Forse anche a New York qualcuno “alle 3 e mezza di mattina rideva dentro il letto” come capitò a quelle merde dopo il terremoto a L’Aquila.

Un accenno di filosofia politica sul rapporto tra economia e politica:
Comprare F35 mentre l’Italia muore di fame o bombardare un villaggio iracheno mettendo in prevenivo i “danni collaterali” sono azioni criminali che hanno la stessa matrice: il primato del profitto sulla politica.

L’analisi geopolitica:
La messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall’occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica

E per finire la battuta sulla logica del terrorismo, quella ripresa dai giornali:
Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano […]

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Nell’articolo firmato dal deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista la parola capitalismo/capitalista” viene ripetuta ben nove volte. Meraviglia! Un applauso al compagno Di Battista
Il post è incredibilmente lungo e mette sul piatto due questioni complesse impossibili da esaurire in un articolo: l’analisi geopolitica e la questione energetica. Insomma, è un autentico articolo politico scritto da un politico. 
Di Battista fa, necessariamente semplificando, una breve storia del dopoguerra mediorentale, soffermandosi (fortunatamente) sul solo Iraq. Poi saltella un po’ qui e un po lì tra complotti della CIA e dittatori fantoccio. Sul finale, da vero membro di partito di opposizione, si lancia in altissime proposte politiche tra conferenze di pace, bandi alla vendita delle armi, ridiscussione dei confini degli stati -chiamando in causa il ruolo dell’Europa, vera assente politica- e come ultimo punto una messianica proposta sulla fine dell’economia basata sul petrolio.
Roba da mandare in brodo di giuggiole qualunque nostalgico di sinistra.
Già prevedo l’articolato dibattito tutto italiano, che si dividerà tra:

1) Vabbé, Di Battista ha scoperto l’acqua calda
2) Terrorista
3) Chi è questo Gianbattista
4) Lo avevo detto che c’entravano le scie chimiche

L’intellettuale di sinistra e l’intellettuale di destra

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Ci fu un tempo ormai lontano, proprio all’inizio della nostra Societé – ricordate? – in cui si parlò, a proposito del Menone di Platone, degli intellettuali. Vorrei dirvi a questo proposito alcune cose massicce, ma che credo siano illuminanti.

Come si fece notare allora, ci sono, già da molto tempo, l’intellettuale di sinistra e l’intellettuale di destra. Vorrei darvene delle formule che, per quanto possano sembrarvi di primo acchito perentorie, possono comunque servirci a illuminare il nostro cammino.

Stolto, o anche démeuré (ritardato), termine piuttosto carico per cui ho una certa simpatia, sono parole che esprimono solo approssimativamente qualche cosa rispetto a cui – ci tornerò – la lingua e l’elaborazione della letteratura inglese mi sembrano fornire un significante più preciso. Una tradizione che comincia con Chaucer, ma che fiorisce pienamente nel teatro del tempo di Elisabetta, si incentra infatti intorno al termine fool.

Il fool è un sempliciotto, un ritardato, ma dalla sua bocca escono delle verità che non solo sono tollerate, ma acquisiscono una loro funzione per il fatto che talvolta il fool è rivestito delle insegne del buffone. Quest’ombra felice, questa foolery di fondo, ecco che cosa costituisce ai miei occhi il pregio dell’intellettuale di sinistra.

[…] A cui opporrei il termine knave […].

Knave a un certo livello del suo impiego si traduce con servitore, ma è qualcosa che va oltre. Non è il cinico, con quel che tale posizione comporta di eroico. E’, per l’esattezza, ciò che Stendhal chiama le coquin fieffé (il furfante matricolato), ossia, in fin dei conti, il signor Tutti, ma un signor Tutti con maggiore determinazione.

Sappiamo come un certo modo di presentarsi che fa parte dell’ideologia dell’intellettuale di destra consista per l’appunto nel porsi per quello che egli effettivamente è – un knave -, in altri termini nel non ritrarsi di fronte alle conseguenze di quello che si chiama realismo, e cioè, quando necessario, nel rivelarsi essere una canaglia.

Dopotutto, una canaglia vale bene uno stolto, almeno per quanto riguarda il divertimento, solo che il risultato della costituzione delle canaglie in branco è infallibilmente una stoltezza collettiva. E’ ciò che rende così sconfortante in politica l’ideologia di destra.

Ma osserviamo qualcosa che non si nota abbastanza: per un curioso effetto di chiasmo, la foolery, che conferisce il suo stile individuale all’intellettuale di sinistra, sfocia con faciltà in una knavery di gruppo, in una canaglieria collettiva.

Jacques LacanIl seminario VII, l’etica della psicoanalisi, Einaudi, Torino 2008. pp. 214-215.

Che fa in tivù?

Nel dibattito sulla mancanza di identità nella sinistra italiana, sulla sua “assenza”, ci si dimentica spesso di una cosa apparentemente marginale: il regime politico di tipo televisivo. La politica nel nostro paese esiste attraverso la televisione, si esprime attraverso la televisione e il suo linguaggio è di tipo televisivo. Se a questo tipo di regime si aggiunge il monopolio la situazione si complica ancora di più. E’ il monopolio televisivo, più del regime, l’aspetto che determina negativamente la qualità dell’informazione e dei contenuti politici. Si dice che la sinistra non ha un’identità, ma se il luogo in cui dovrebbe esprimere questa sua labilità è uno solo ed è attualmente occupato, inaccessibile, il risvolto è drammatico. Credo che la domanda dov’è la sinistra diventi una falsa questione nel momento in cui si restituisce alla politica un luogo adatto per esprimersi. Così la questione sull’identità della sinistra diventa un’altra più urgente: la politica che esprime se stessa unicamente attraverso la televisione.

amev