It’s business baby!

Diciamolo subito, chiaro e tondo: la crociera è un grosso business. E dove girano molti soldi l’etica vacilla. Incrociando le testimonianze confuse dei passeggeri con le conversazioni tra Schettino e la Capitaneria di Porto, emerge la figura di un comandante molto preoccupato delle personali conseguenze legali per un incidente di queste proporzioni, piuttosto che dell’immediato: fare il comandante di una nave che affonda.

Quanto guadagna un comandante di una nave da crociera da 4mila passeggeri? Non ne ho la più pallida idea. E non è questo il problema. Il problema è quando diventa l’unico criterio per cui si sceglie un mestiere del genere.

Quando il saluto della nave diventa un atto irresponsabile

C’è una consuetudine nel mondo marittimo, estesa poi soprattutto alle navi passeggeri, che è quella di “salutare”, in navigazione, le coste, il territorio, le città, da cui in genere ha origine l’equipaggio, il comandante, l’armatore, navigando ad una “certa distanza” dalle sue coste. Una delle chiavi di lettura della tragedia del Costa Concordia potrebbe essere questa. La sera del 13 gennaio quella “certa distanza” è diventata una “leggerezza” con conseguenze disastrose. Poco importa se l’atto folle di navigare con un colosso da 115mila tonnellate a poco meno di 150 metri dalla costa sia stato in questo caso un ”omaggio” ad un vecchio comandante della flotta Costa. Ciò che resta, pesante come il macigno delle “Scole” che ha squarciato lo scafo di Costa Concordia, è la prassi di una navigazione rasente molto spesso autorizzata da quelle stesse autorità che ora stanno indagando sul disastro. Quindi, al di là degli errori umani dietro l’incidente, questa tragedia servirà sicuramente a determinare la necessità, se non di regolamentare, certamente di “normalizzare” un rito che, nonostante le abilità indiscutibili dei comandanti, diventa terribilmente pericoloso e irresponsabile se la costa si trova a 150 metri ed è circondata da un gruppo di scogli conosciuto e segnalato da diportisti e pescatori della zona.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che presto sarà impegnato in un vertice alla prefettura di Livorno, ha lasciato intendere che sarà varata prestissimo una misura che metterà al bando le navi di grandi dimensioni nelle rotte più pericolose. Le isole Tremiti, gli arcipelaghi del Tirreno, lo Stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio tra Sardegna e Corsica. E poi: Laguna di Venezia, Santuario dei Cetacei, Portofino, Baia del Silenzio. Questi tratti di mare potranno essere regolamentati con ferree misure restrittive anche per le navi passeggeri, soprattutto di grosse dimensioni, regole già in atto per le navi mercantili.

Costa Concordia, i costi dell’incidente

Le dinamiche dell’incidente sono note. La sera del 13 gennaio Costa Concordia è in navigazione verso Savona dopo essere salpata dal porto di Civitavecchia. Alle 21.40, navigando sottocosta a poca distanza dall’Isola del Giglio, l’unità (114.500 tonnellate e più di 4mila passeggeri tra equipaggio e turisti) urta su uno scoglio del gruppo “le Scole” aprendo uno squarcio profondo (si parla di 70 metri) lungo lo scafo con la roccia che resta incastrata tra le lamiere. La nave imbarca subito acqua, l’intera sala macchine è allagata nel giro di dieci minuti. Il comandate Francesco Schettino, in stato di fermo con accuse gravissime (omicidio colposo plurimo e disastro, nonché di aver abbandonato la nave), non lancia allarme e l’ordine di evacuazione se non un’ora dopo l’impatto, alle 22.30, nel momento in cui la nave ha raggiunto un’inclinazione di 20 gradi. Poi, a 00.50, il gigante si adagia a pochi metri dalle coste dell’isola toscana. L’evacuazione dei passeggeri termina poco dopo le 2 dando il via alla ricerca dei dispersi tra chi si è tuffato in mare e chi è rimasto intrappolato a bordo, specialmente nel lato sommerso.
Costa Crociere, dopo aver difeso il comandante in un primo comunicato stampa, prende le distanze parlando poi di «errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze: la rotta seguita dalla nave è risultata troppo vicina alla costa, e sembra che le sue decisioni nella gestione dell’emergenza non abbiano seguito le procedure di Costa Crociere che sono in linea e, in alcuni casi vanno oltre, gli standard internazionali». A proposito delle polemiche sull’evacuazione, la compagnia spiega come tutti i membri dell’equipaggio della loro flotta «fanno un’esercitazione di abbandono nave ogni due settimane. Per tutti gli ospiti in crociera è prevista un’esercitazione entro 24 ore dal giorno dell’imbarco, come richiesto dalla legge. Costa Crociere ha un sistema computerizzato che consente di verificare che tutti gli ospiti abbiano partecipato all’esercitazione e porvi di conseguenza rimedio». Per quanto riguarda il rischio versamento in mare del carburante (2.300 tonnellate), la compagnia ha annunciato di aver contattato la società Smit & Salvage, specialista negli interventi sui disastri in mare, che sta già progettando una barriera di contenimento che dovrebbe circondare la nave.
Le perdite economiche per la compagnia Costa Crociere sono colossali. La nave, costata circa 500 milioni di euro, avrebbe dovuto incassare intorno ai 60 milioni di euro nel 2012. Il titolo Carnival Corporation, proprietaria del marchio Costa dal 1997, ha perso il 23% alla Borsa di Londra ed ha annunciato che i costi complessivi del naufragio si aggirano sui 95 milioni di euro. La compagnia dovrà rimborsare dai 10 ai 20mila euro a ciascun passeggero e, sulla base di un protocollo Ue, 430mila ad ogni familiare delle vittime.


Fermi tutti!

Napoli: una città ferma. Hai voglia di parlare di criminalità, isteria dei passanti, traffico caotico. Fateci caso, tutte queste cose che ho elencato, con le opportune differenze, appartengono a città che hanno un dinamismo e una ricchezza imparagonabile alla mia: Shanghai, Pechino, Londra, New York negli anni ‘80. La criminalità in Italia fattura (in nero) migliaia di miliardi di euro. Loro non stanno certo fermi. Il problema è che tutti gli “altri”, quelli che non accettano compromessi e che lavorano per la loro professione, sono fermi. E’ fermo il mercato del lavoro, è fermo il cervello che non ha scatti di orgoglio. La selezione del personale basata sulle conoscenze e non sui curricula è una scelta lucida che ha i suoi vantaggi. Ma quanto ne vale la pena? Siamo fermi. Questa è la verità.

Se la televisione è come dicono, com’è innegabile, l’invenzione più importante della modernità, quella che ha annullato le distanze, i tempi, le scritture, i meridiani, e unificato il mondo con la sua lanterna magica, se nella società odierna esiste, si conta solo se si compare in televisione, se il controllo della televisione vale più del controllo dell’oro e delle armi, se essa è decisiva, insostituibile, se riassume e rappresenta la nostra civiltà, vogliamo, per favore, dirci qual è il suo livello intellettuale, quale alimento intellettuale ci fornisce quotidianamente?

Giorgio Bocca, Grazie no, 7 idee che non dobbiamo più accettare, p. 83, Feltrinelli.