L’insostenibile leggerezza della ritmica

Sapete cos’è che mi dà fastidio di Neon Bible, Funeral e di tutte quelle epiche produzioni che cadono sotto la sommaria definizione di “new-new wave”? La ritmica, quello stracazzo di rullante e grancassa che deve essere quasi completamente l’UNICA virtuosità ritmica. Ci sono rimasto sotto per un po’ con questa fascinazione, gli Interpol li ho adorati ma ora non riesco più ad ascoltarli. Sarà l’eta. Sarà il mio mood atttuale, in bilico tra il recupero di un background rock mai avuto e una persistente passione per i suoni nuovi, ma non nuovi in assoluto, bensì quelli che rimescolano e inventano con umiltà e passione. Senza ammiccare. 

Abbronzatissimo

Tanto tempo fa uno degli status symbol del benessere era l’assenza di abbronzatura. Chi poteva permettersi di non lavorare nei campi, sotto al sole, mostrava i segni dell’agiatezza: palmi lisci e carnagione chiara. Col tempo questa classificazione è sfumata fino a diventare inesistente. L’abbronzato non proviene necessariamente dai campi o dalla cascetta della frutta, ma anche dal mare o dal solarium. Morale? Una volta vedevi passare un abbronzatissimo ed entusiasta esclamavi: “Toh! Un campagnuolo!”, mentre oggi, tra lo sfiduciato e l’annoiato, sentenzi: “Eh si, un fancazzista…”.

Jeremy Burgess

Il passaggio di Rossi in Ducati è una bella sfida con lo stesso sapore di sei anni fa, quando passò in Yamaha. Solo che ora la situazione è inversa. Quando firmò per la casa dei tre diapason Valentino si portò dietro mezzo team Honda, lasciando una bella moto, potente e aggressiva, per una brutta da vedere, lenta ma più guidabile. Ora invece pare che non si porterà dietro Jeremy Burgess, il suo angelo custode, l’ingegnere della sua moto da sempre, da quando Vale sta nella massima categoria delle moto. Quindi abbiamo una situazione inversa: prima la moto faceva cagare e il team paura, ora la moto fa paura ma il team che si porta dietro non è lo stesso di sei anni fa. Non so se questo team fa paura quanto la Ducati che andrà a guidare. Staremo a vedere. Aldilà di tutto, questi discorsi valgono poco se pensiamo che l’80% della prestazione di una moto la fa il pilota. E non sono io a dirlo, ma Jeremy Burgess.

Amev