Ossessioni compulsive

A Genova si sono tolti la maglietta, ultimo di tanti tristi episodi del calcio italiano che non conoscono tregua. Povero sport, mangiato dal dio denaro! Maledetto mercato! Poveri genoani, umiliati da magnati straricchi che non pensano altro che hai soldi. Infatti gli stadi di Londra, città-tempio del mercato, sono luoghi infernali dove gli spettatori sono a pochi metri dal campo e non si sognerebbero mai di invaderlo. E che dire del Barcellona, la squadra più forte e forse più ricca al mondo, che ha una base finanziaria fondata sull’azionariato popolare: dev’essere un luogo terrificante.

Fortunatamente in Italia le cose sono diverse. Si pensa a fare affari con gente con una nevrosi ossessivo-compulsiva per il gioco del calcio, piuttosto che con quelli che lo reputano soltanto un gioco. 

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E’ più forte Superman o Batman?

L’ossessione della stampa nel paragonare Messi a Maradona mi ricorda i litigi che avevo con i miei compagni di classe delle elementari su chi fosse più forte tra Superman e Batman. Io, ed è un’impressione soggettiva, raramente vedo discutere la gente di questo, non di Superman e Batman, ma della Pulce e del Pibe. Per un semplice motivo: il simile non si paragona al simile. Proviamo comunque a farlo questo paragone, operando però un confronto come si fa con gli artisti: confrontare non tanto gli uni con gli altri ma entrambi con ciò che sono per l’arte che rappresentano. La domanda quindi non è chi sia più forte tra Messi e Maradona, sarebbe come paragonare Van Gogh a Gauguin, Senna a Schumacher, Segovia a Django, che senso avrebbe? Se c’è una domanda, essa sarà: chi è più rappresentativo per questo sport?

Quando accade un fallo? Quando si può dire che la palla sia uscita dal campo? E il fuorigioco? Tutti questi casi sono ordinati in regole chiare e universali: non c’è da discutere su cosa sia un fuorigioco, men che meno su quando la palla sia da dichiarare fuori. Purtroppo tutte queste decisioni sono stabilite da un uomo solo in un campo di 7mila metri quadrati. E’ quindi chiaramente impossibile applicarle sempre, e con rigore. Il calcio è tra gli sport più approssimativi e contraddittori che ci siano nell’applicazione delle sue regole. E’ il luogo dove le oggettività sfumano. E’ allo stesso tempo giusto – ha delle regole universali – e ingiusto – regole non sempre applicate correttamente. Perciò piace così tanto: sembra seguire l’andamento del mondo.

Ora, tornando ai due campioni in questione, la domanda era: cosa rappresentano Messi e Maradona per il calcio? Guardiamo da vicino i due giocatori, mettendo a confronto la loro vita privata (pubblica). La Pulce, figlio di un allenatore, è l’icona dello sportivo perfetto: fortissimo, riservato e senza difetti, nasce fragile e poi diventa il miglior calciatore della sua generazione. Mai si è fatto beccare a sniffare cocaina, né pare abbia amici malavitosi. El Pibe è nato povero, cocainomane, populista e con idee politiche opportuniste (si dichiara comunista ma è un grande evasore fiscale). Racchiude talento e lassismo, sapienza tecnica e sregolatezza, proprio come il calcio, basti pensare che è uno dei pochi giocatori ad aver fatto un gol decisivo con una parte del corpo proibita. A ben vedere, i due calciatori non possono essere più diversi. 

Quindi, concludendo, chi è l’eroe più rappresentativo? Penso che la risposta sia ovvia: Batman.

Non è tutta sta cosa fotografare

La fotografia è diventata talmente popolare che ormai tutti fotografano. E’ diventata come il calcio: tutti giocano a calcio. Però mentre se gioco a calcetto una volta a settimana non vuol dire che sono un calciatore, con la fotografia invece difficilmente si riesce a separare il dilettantismo dall’arte. Nella maggior parte dei casi si sopravvaluta il proprio lavoro e quello degli altri. Se dico che faccio foto spesso l’affermazione è accompagnata da un’attenta curiosità. Eppure se dico che una volta la settimana faccio una partita di calcetto nessuno crede che sappia battere una punizione.