Vedere il negro dove non c’è

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In questi giorni di delusioni (ormai quasi scemate) da eliminazione mondiali, vorrei segnalare due post che hanno brillato per faciloneria e superficialità. Due articoli che personalmente si sono guadagnati il trofeo di “Ok, sei antirazzista, ma lo stai facendo nel modo sbagliato”.

La lezione di Mario di Giacomo Giubilini.
La pratica del negro sacrificale di Quit the Doner.

C’è stato Roberto Baggio nel ‘94, Luigi Di Biagio nel 1998 (chi se lo ricorda?), lo sputo di Francesco Totti del 2002, la gomitata di De Rossi del 2006 (ma lì abbiamo vinto il mondiale quindi non vale) e infine il pessimo rendimento di Fabio Quagliarella nel 2010. Quattro espliciti esempi di capi espiatori com’è da tradizione nella letteratura calcistica più raffinata.
Con Mario Balotelli è lecito chiedersi, visto che ha la pelle di colore nera, se il suo essere diventato capo espiatorio nel raffinato opinionismo calcistico sia dovuto al suo essere nero. La risposta è no perché Balotelli (come Baggio, Di Biagio, Totti e Quagliarella) rispetta almeno uno dei tre requisiti per essere un capo espiatorio: alte aspettative deluse, pessimo rendimento, mancanza di conclusione in occasione da gol. 
Amen.
Ok che scrivere un post antirazzista fa sempre figo (come d’altronde sto facendo io adesso). Ma vi garantisco che in questo caso parlarne è una forma di witz, di lapsus, di rivelazione inconscia: Balotelli ha giocato male, più o meno come gli altri, per questo è un facile bersaglio. Se credi che sia un facile bersaglio perché è nero, allora sei tu che vedi il nero dove non c’è.
Farla finita col razzismo nel calcio significa mangiare la banana, ignorare proprio il fatto che sia nero.

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Lo sproloquio marxista

E’ ufficiale, nel tempio del liberalismo individualista più sfrenato, l’Inghilterra, Karl Marx va di moda. Non è tornato di moda, perché non lo è mai stato. E’ il suo nome, non il suo concetto, ad essere entrato nella circolarità popolare della passerella dei socialnetwork. Se fosse il suo concetto ad essere presente col cazzo che si risolverebbe tutto con un post o con un cartello agitato in mezzo alla strada. Il suo nome è una cosa banale, come la merce. Come quando si dice che Balotelli è il simbolo dei cittadini stranieri nati in Italia (BUAHAHAHA!).

Karl Marx, la parola totalizzata come merce nella circolarità del mercato, giusto perché l’ingiustizia strutturale su cui si fonda il sistema del capitale, che il concetto di Karl Marx analizza con grande profondità, è ora veramente insopportabile. Ma basta che questa crisi passi che il suo nome passerà di moda. Il capitale, parola nebulosa sul quale il filosofo tedesco ci ha scritto un libro capitale, quello non passerà mai di moda, perché non lo è mai stato, come il comunismo. Karl Marx, suona proprio bene, ci chiamerei il mio cane così.