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Non è tutta sta cosa fotografare
La fotografia è diventata talmente popolare che ormai tutti fotografano. E’ diventata come il calcio: tutti giocano a calcio. Però mentre se gioco a calcetto una volta a settimana non vuol dire che sono un calciatore, con la fotografia invece difficilmente si riesce a separare il dilettantismo dall’arte. Nella maggior parte dei casi si sopravvaluta il proprio lavoro e quello degli altri. Se dico che faccio foto spesso l’affermazione è accompagnata da un’attenta curiosità. Eppure se dico che una volta la settimana faccio una partita di calcetto nessuno crede che sappia battere una punizione.
Ma quali tifosi
Lasciate fuori il calcio nei terribili episodi di violenza ultras. E’ una questione legata alla criminalità, all’ordine pubblico. Si tratta di pazzi fottuti che picchiano e sfasciano. I problemi sono due: animali bavosi da un lato e la volontà di farli entrare negli stadi dall’altro. Un dibattito che mette insieme le due cose confonde tutti e giova a chi ha interesse che ci sia questa indistinzione. Porta a dire “il calcio è violenza”, eppure io sono un tifoso e non mi pare di essere violento, quindi la visione del gioco del calcio non porta alla violenza. Si tratta di animali che trombano poco e picchiano tanto e seguono il calcio per affermare la propria identità (non a caso ultras è aggregazione, non passione per lo sport). Il fatto che siano tifosi non è la causa scatenante della loro follia ma la causa accidentale: se non è il tifo è la fame, se non è la fame è la frustrazione sociale e se non è la frustrazione è la noia. Qual è il fatto grave: che hanno accoltellato delle persone o l’hanno fatto in quanto ultras? Se fosse stato uno sguardo storto o uno spintone il risultato sarebbe stato identico. La questione è annosa: la violenza come moneta, il denaro come violenza, la paura come controllo e potere.

Ma vai a cagare!
