In Paradiso, se la disobbedienza colpevole non fosse stata punita con un’altra disobbedienza, il matrimonio non avrebbe conosciuto questa resistenza. questa opposizione, questa lotta della libido con la volontà; al contrario, queste membra, come le altre, sarebbero state al servizio della volontà. Ciò che è stato creato con questo fine avrebbe fecondato il terreno della generazione così come la mano feconda la terra […] l’uomo avrebbe versato il seme e la donna lo avrebbe accolto nei suoi genitali quando e quanto fosse necessario, grazie al comando della volontà e non per l’eccitazione della libido
Category / Citazioni
Citazioni di libri che leggo, con eventuali commenti
La violenza della politica

«Se viene meno la consapevolezza della presenza latente della violenza in un istituto giuridico, esso decade. Un esempio di questo processo è fornito, in questo periodo dai parlamenti. Essi presentano il noto, triste spettacolo, perché non sono rimasti consapevoli delle forze rivoluzionarie a cui devono la loro esistenza…Manca loro il senso della violenza creatrice di diritto che è rappresentata in essi; non c’è quindi da stupirsi che non pervengano a decisioni degne di questa violenza, ma curino, nel compromesso, una condotta degli affari politici che si vorrebbe senza violenza»
Era il 1921.
Walter Benjamin, Zur kritik der gewalt, in Gesammelte Schriften, Frankfurt am Main 1974-1989, vol. II, I (1977), citato in Giorgio Agamben, Homo sacer, Torino 2005, p. 47.
Nel velo del soldato francese la verità della guerra

Mi trovavo affianco ai soldati francesi di stanza vicino a un terreno abbandonato, presso la prefettura di Niono. Un elicottero stava decollando sollevando enormi nuvole di polvere. Istintivamente, tutti i soldati nei dintorni hanno indossato le loro sciarpe per evitare di ingoiare la polvere. Era sera. La luce del sole filtrava attraverso gli alberi e le nuvole sollevate dall’elicottero. C’era una bella luce. Ho visto questo soldato che indossava questo foulard divertente e ho scattato la foto. Al momento non ho trovato la foto particolarmente straordinaria o sconvolgente. Il soldato non posava. Non c’è stata alcuna messa in scena dell’immagine. Il ragazzo se ne stava lì, proteggendosi il viso dalla polvere, aspettando che l’elicottero atterrasse. Nessuno mi ha impedito di scattare la foto.
Nel racconto di Issouf Sanogo, autore dell’immagine del soldato francese con il foulard della morte, è contenuta tutta la potenza del fotogiornalismo. Una foto che ha costretto Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore della Francia, a intervenire definendo il comportamento del soldato «inaccettabile». «Questa immagine – ha detto – non è rappresentativa dell’azione che la Francia conduce in Mali». Invece è rappresentativa eccome, essendo nient’altro che la più essenziale raffigurazione del soldato, portatore di morte.
Sanogo spiega che la scena non è una messa in scena, nessuno si è messo in posa, il soldato non faceva nient’altro che coprirsi dalla polvere alzata dall’elicottero. Certo, l’immagine è scenica, come lo è la scelta del soldato di indossare un foulard del genere invece di una semplice sciarpa, così come la scelta del fotografo di scattare con un determinato taglio che racchiude un cannone, un blindato, soldati sullo sfondo e una “bella luce”. Sanogo era ben consapevole di cosa stava per ritrarre, e probabilmente anche delle conseguenze dello scatto una volta pubblicato, ma le sue intenzioni si fermano qui, limitandosi a voler mostrare ciò che accade senza influenzare. Fotogiornalismo insomma.
L’immagine pare faccia da contraltare ad un’altra, letteralmente scenica, quella di Joker, il soldato di Full Metal Jacket che indossa una spilla della pace e un casco con su scritto “born to kill”. Il soldato di Kubrick nello stesso tempo si mente (spilletta) e si afferma per quello che è (casco), racchiudendo in una sola persona le contraddizioni del militarismo del dopoguerra: soldato mandato sul fronte per mantenere la pace o soldato con le stesse buon vecchie funzioni di sempre? In realtà in entrambi i casi siamo di fronte alla stessa immagine, con la differenza che Joker porta su di sé le contraddizioni che il soldato francese mostra solo in parte, rimandando il resto a chi lo osserva: sono portatore di morte, ma non servivo a portare pace e democrazia?

L’ironia sta qui nel gioco della maschera, nella quale collimano le angosce e le verità della cultura occidentale. Per mostrare il suo vero volto il soldato non si mostra, anzi si copre. Per togliere il velo della menzogna sulla guerra moderna, quella delle missioni di pace, se n’è dovuto stendere un altro, un velo che non nasconde, ma che anzi al contrario mostra le cose per quelle che sono. E’ un nascondersi che mostra, un mostrare che nasconde. Gli antichi greci avevano un termine per indicare ciò che si mostra celandosi, ciò che scoprendosi si mantiene nella velatezza: a-letheia, il non-velato. E’ ciò che traduciamo col termine verità. Un mostrare che in questo caso aderisce perfettamente a ciò che vogliamo dire: per mostrarsi ci si deve in parte nascondere.
C’è un velo molto più antico del foulard indossato dal soldato, e che in questo caso assolve la stessa funzione, il chador. Il suo uso millenario è legato al segno distintivo per antonomasia del sesso femminile: i capelli lunghi. Il velo utilizzato dalle donne musulmane, infatti, serve a raddoppiarli, rafforzando l’identità di chi lo indossa. Stendendo un velo che parte dai capelli e copre tutto il corpo, il chador rafforza simbolicamente chi lo indossa, così da essere immediatamente riconoscibile: una donna sposata di un determinato luogo, status sociale, etnia. Tutte informazioni che la sola capigliatura non potrà mai dare. Qui come lì per mostrare la propria identità ci si copre, rendendo inequivocabile chi c’è sotto: una donna, un soldato. E’ un esempio di rappresentazione difficile da digerire per il mondo cristiano, da sempre legato all’iconoclastia della trasparenza figurata, del Dio barbuto, dei santi del calendario, del Gesù Cristo dal cuore spinato, fino ad arrivare all’ossessione statunitense per le impronte digitali. Niente di più lontano dalla rappresentazione islamica che proibisce categoricamente l’immagine di Maometto e di Allah.

Il foulard del soldato ci dice che siamo al cospetto di uno strumento di morte. Questo risulta «inaccettabile» per le istituzioni che tanto si spendono per mascherare questa verità. Come si potrebbe perpetrare la menzogna delle “missioni di pace” se i soldati mostrassero il loro vero volto? Per dirsi, la verità deve conservare una certa velatezza, si direbbe una certa rappresentanza. Anche la menzogna ha lo stesso identico movimento, con la differenza che il velo non lo vediamo, non ne siamo consapevoli, pur trovandosi davanti agli occhi. Così non basta più indossare elmetto e mimetica per mostrare il vero soldato. Per ristabilire la verità bisogna coprirlo, affinché egli si sveli.
La macchina
Niente sensazioni. Non dica che la macchina è cattiva e che ci rovini l’esistenza. Non si tratta di questo. La macchina è unicamente la successione di piccoli 0 e dei piccoli 1, pertanto la questione se sia o non sia umana è evidentemente del tutto decisa: non lo è. Solo che si tratta di sapere se l’umano, nel senso in cui lo intende lei, sia più umano di tanto.
La rivolta femminile
La rivalità più esplicita tra uomini e donne è eterna, e nei rapporti coniugali si è stabilita in uno stile che le è proprio […]. Se leggete Tito Livio vedrete quanto chiasso fece a Roma un formidabile processo per avvelenamento, da cui risultò che in tutte le famiglie patrizie le mogli avvelenavano regolarmente i mariti: ne morivano a carrettate. La rivolta femminile non è una cosa iniziata ieri.
Ustica
Scripta volant, verba manent
Verba volant, scripta manent. Avete mai riflettuto che una lettera è appunto una parola che vola? Volée, rubata, una lettera può esserlo, perché è un foglio che vola. Sono gli scripta che volant, mentre le parole, ahimè, restano.
La famiglia è etero, ma il sesso c’entra poco
Il mio pensiero è che la famiglia sia costituita da un uomo e una donna, e ritengo necessario che i figli crescano con un padre e una madre.
L’ha detto Mario Monti e non c’è niente di eterosessuale in questa affermazione. Poi se lui l’abbia detto in quel senso oppure no, vorrà dire che la prossima volta dovrà essere più preciso.
La figura di un padre e di una madre prescindono dal sesso. Questo però non vuol dire che tutti possono assolvere al ruolo di padre o madre. Ma questo, di nuovo, non dipende dall’avere un fallo oppure no. Non è una questione di quantità ma di qualità. Dipende dai ruoli, e in una relazione quale dei due ruoli si ha. Quindi, in una relazione con un figlio, quale dei due partner si relaziona in un certo modo con il proprio figlio.
Non sto qui a dire che ci sono maschi e femmine che sono stati pessimi padri e pessime madri, perché ci saranno altrettanto pessimi padri femmine o pessimi madri maschi. E’ questo pessimo ciò su cui si gioca tutto. Il sesso c’entra molto poco.
I’m extremely romantica Zizek said
I’m extremely romantic here. You know what is my fear? This postmodern, permissive, pragmatic etiquette towards sex. It’s horrible. They claim sex is healthy; it’s good for the heart, for blood circulation, it relaxes you. They even go into how kissing is also good because it develops the muscles here – this is horrible, my God! It’s no longer that absolute passion. I like this idea of sex as part of love, you know: “I’m ready to sell my mother into slavery just to fuck you for ever”. There is something nice, transcendent, about it. I remain incurably romantic
Negli ultimi anni, Rita Levi Montalcini fu pesantemente attaccata da Storace, Castelli, Bossi. Tutta gente scomoda per le neuroscienze

