Privato-pubblico o che cos’è l’amore

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«Ammettiamolo, questa faccenda della famiglia e della dialettica tra privato e pubblico è la croce del comunismo, perché l’amore, che è a sua volta verità, esige ritiro, esige che gli sia accordata una parte di invisibilità. Non possiamo intraprendere la strada che, in nome del reale fardello reazionario costituito dalla vita familiare, pretenderebbe di eliminare ogni distinzione tra vita pubblica e vita privata. La minaccia del resto non viene unicamente dalle imprese comuniste. La democrazia corrotta, che è il regime politico del capitalismo crepuscolare, adora anch’essa la “trasparenza” e gli uomini politici espongono alla luce del sole le loro scappatelle, quando non sono le loro orge. La volontà di farla finita con i segreti dell’amore era flagrante in quei Paesi in cui si dichiarava che la politica sta “al posto di comando”. Ma è altrettanto attiva nei Paesi in cui al posto di comando sta il denaro: la segreta gratuità dell’amore esaspera i capitalisti al governo, preferiscono di gran lunga i succosi profitti pubblici della pornografia».

Socrate in Alain BadiouLa Repubblica di Platone, 445e-471c, Ponte delle Grazie, Milano 2013, pp. 192-193.

Che cos’è l’amore? Ciò che si dissipa

«Affetto è l’attacco che acceca. La passione è lo slancio nell’ente che raccoglie e rende lucidi. Parliamo e vediamo in modo soltanto esteriore quando diciamo: l’ira si infiamma e si spegne, dura poco; l’odio invece dura più a lungo. No, l’odio o l’amore non soltanto durano più a lungo, ma sono essi a portare nella nostra esistenza la vera durata e la vera costanza. Un affetto invece non è capace di tanto. Poiché la passione ci riprende nel nostro essere, ci libera nei suoi fondamenti e ci scioglie, poiché la passione è al tempo stesso lo slancio nella distesa dell’ente, sono proprie della passione – si intende: della grande passione – la dissipazione e l’inventiva, non solo il saper dare via, ma anche il dover dare via e contemporaneamente quel non curarsi di dove vada a finire quanto è dissipato, quella superiorità impassibile che connota la grande volontà».

Martin Heidegger, Nietzsche, Adelphi, Milano 2005, p. 60.

Ti estì?

Non si adoperi la parola “filosofare” quando si vuol esprimere un pensiero fine a sé stesso, quello è un pensiero fine a sé stesso, è pensare per senso comune. Il senso comune è cosa diversa dalla filosofia, anche se proviene da essa. Infatti, per dirla alla greca, è nel momento in cui l’opinione si rompe, quando il pensiero devia, quando la riflessione smette di impigrirsi, taglia la questione e arriva al “che vuoi dire?” che senza neanche accorgersene si fa filosofia. Non è una scienza, non ci vuole una conoscenza particolare, solo un po’ di tecnica e nessun secondo fine. Proprio quando non ci si nasconde dietro al pensiero, ma lo si mostra per metterlo alla prova – perché ciò che conta è la verità che non ha proprietà – che si fa filosofia. Perché essa è amore.