Privato-pubblico o che cos’è l’amore

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«Ammettiamolo, questa faccenda della famiglia e della dialettica tra privato e pubblico è la croce del comunismo, perché l’amore, che è a sua volta verità, esige ritiro, esige che gli sia accordata una parte di invisibilità. Non possiamo intraprendere la strada che, in nome del reale fardello reazionario costituito dalla vita familiare, pretenderebbe di eliminare ogni distinzione tra vita pubblica e vita privata. La minaccia del resto non viene unicamente dalle imprese comuniste. La democrazia corrotta, che è il regime politico del capitalismo crepuscolare, adora anch’essa la “trasparenza” e gli uomini politici espongono alla luce del sole le loro scappatelle, quando non sono le loro orge. La volontà di farla finita con i segreti dell’amore era flagrante in quei Paesi in cui si dichiarava che la politica sta “al posto di comando”. Ma è altrettanto attiva nei Paesi in cui al posto di comando sta il denaro: la segreta gratuità dell’amore esaspera i capitalisti al governo, preferiscono di gran lunga i succosi profitti pubblici della pornografia».

Socrate in Alain BadiouLa Repubblica di Platone, 445e-471c, Ponte delle Grazie, Milano 2013, pp. 192-193.

La natura extraparlamentare di Berlusconi

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I dati sulle presenze alle votazioni del Parlamento dell’ex senatore Silvio Berlusconi esplicitano la sua natura extraparlamentare: una su 1803 sedute, lo 0,06%. Sono le presenze da votante, non le presenze generali in aula.

Berlusconi non è un politico, se per politico si intende colui che si occupa della cosa pubblica. Non ha mai considerato lo Stato e la sua attività (il Parlamento) come lo strumento con il quale esercitare il potere della cosa pubblica, ma come quello con cui esercitarlo da privato, che significa occuparsi solo degli affari propri (politico è colui che beneficia personalmente di una cosa di cui beneficiano tutti: è perché ne beneficiano tutti che ne benefici anche tu, mai il contrario).
La natura di Berlusconi è extrapolitica. Egli non considera i tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativogiudiziario) come qualcosa in cui è incluso, ma come qualcosa da cui ne è escluso. Li ha adoperati o influenzati nel loro esercizio, ma non vi a mai fatto parte: giudica ma non vuole essere giudicato, legifera ma non è uguale davanti alla legge, ha sempre applicato la legge fuorché non gli convenisse. E’ letteralmente un fuori-legge. Per questo ogni azione giudiziaria è sempre stata inefficace. Per questo ogni esercizio del suo potere, da presidente del Consiglio, da uomo di Stato, tende a demolire l’istituzione che lo rappresenta: perché lo esercita senza riconoscersi, sempre da fuori. Per questo è soprannominato il caimano: quando sembra sconfitto, fuori dal potere che esercita, ecco che ritorna più feroce, perché non ha mai perso l’esercizio di un potere da cui si pone fuori.

La sua decadenza da Senatore gli toglie quindi un certo potere, ma non lo estromette dal suo esercizio, per esempio nella forma indiretta del partito. E’ una contraddizione difficile da sostenere, eppure non si può negare che da oggi c’è una sedia vuota in Parlamento che è sempre stata vuota.