Che cos’è corpo

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Il sentimento, in quanto sentirsi, è proprio il modo nel quale noi siamo un corpo; essere un corpo non significa che a un anima venga attaccata in più una zavorra chiamata corpo, ma, nel sentirci, il corpo è incluso fin da principio nella nostra identità, e precisamente in modo che esso, nel suo essere in uno stato, ci permea. Noi non «abbiamo» un corpo allo stesso modo in cui teniamo in tasca un coltellino; il corpo in carne e ossa che siamo non è nemmeno un corpo fisico che semplicemente ci accompagna e che al tempo stesso noi possiamo anche constatare, in modo esplicito o meno, come lì presente. Noi non «abbiamo» un corpo, noi «siamo» dei corpi. […]

Ma poiché il sentimento, in quanto sentirsi, è sempre in modo parimenti essenziale l’avere-sentimento per l’ente nel suo insieme, con ogni stato fisiologico è rispettivamente in sintonia un modo in cui noi ci rivolgiamo o meno alle cose intorno a noi e agli esseri umani che sono con noi. Una «indisposizione» di stomaco può calare un’ombra su tutte le cose. Quello che altrimenti appare indifferente è d’improvviso irritante e fastidioso. Ciò che altrimenti funziona con facilità di un gioco si inceppa. Certo, la volontà può mettersi in mezzo, può reprimere l’indisposizione, ma non può suscitare e creare direttamente la disposizione contraria […]. Rimane qui essenziale fare attenzione al fatto che il sentimento non è per niente qualcosa che si svolge soltanto «interiormente», ma è quel modo fondamentale del nostro esistere in forza del quale noi siamo sempre trasportati al di là di noi stessi nell’ente nel suo insieme che, in un modo o nell’altro, ci riguarda o non ci riguarda.

Martin Heidegger, Nietzsche, Adelphi, Milano 2005, p. 107.

Che cos’è l’amore? Ciò che si dissipa

«Affetto è l’attacco che acceca. La passione è lo slancio nell’ente che raccoglie e rende lucidi. Parliamo e vediamo in modo soltanto esteriore quando diciamo: l’ira si infiamma e si spegne, dura poco; l’odio invece dura più a lungo. No, l’odio o l’amore non soltanto durano più a lungo, ma sono essi a portare nella nostra esistenza la vera durata e la vera costanza. Un affetto invece non è capace di tanto. Poiché la passione ci riprende nel nostro essere, ci libera nei suoi fondamenti e ci scioglie, poiché la passione è al tempo stesso lo slancio nella distesa dell’ente, sono proprie della passione – si intende: della grande passione – la dissipazione e l’inventiva, non solo il saper dare via, ma anche il dover dare via e contemporaneamente quel non curarsi di dove vada a finire quanto è dissipato, quella superiorità impassibile che connota la grande volontà».

Martin Heidegger, Nietzsche, Adelphi, Milano 2005, p. 60.

Gravità

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«Se consideriamo più particolareggiatamente come sia forte la tendenza a staccarsi dalla superficie terrestre che […] deve possedere un proietto massiccio, di piombo o di bronzo, essendo animato da un movimento così rapido da attraversare circa quindici miglia nel minuto di un’ora; ci deve apparire che sia necessaria una potenza meravigliosa per curvarlo, regolarlo o rimandarlo indietro verso terra, e mantenercelo, nonostante la forte resistenza posta da questa prima legge del movimento che tenderebbe ad allontanarlo. Il che rende manifesta non solo l’ammirabile potenza d’Unità nell’indiscerpibilità nello Spirito della Natura, ma anche l’esistenza di un’esecuzione perentoria e perfino violenta di un Consiglio eterno ed onnicomprensivo, che tende ad ordinare ed a guidare nell’universo i movimenti della materia verso ciò che è meglio. E questo fenomeno della gravità comporta delle conseguenze così buone e necessarie, che, senza di lui, non vi potrebbero essere né la terra né i suoi abitanti, così come essi sono».

Henry MoreAntidoto contro l’ateismo, c. II, par. 1, p. 43, in Alexandre Koyré, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Feltrinelli, Milano 1984, p. 106.

Marcello Stellato Palingenio

La terra e il mare contengono molti animali: e si deve credere vuoto il cielo? O menti vuote piuttosto voi, che credete questo!

Marcello Stellato PalingenioZodiacus Vitae, 1., XI, Aquarius, vv. 609-611, in Alexandre Koyré, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Feltrinelli, Milano 1984, p. 27.

De docta ignorantia

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«Considerando il corpo del sole, esso avrà una certa terra (per così dire) più centrale, e alla circonferenza una certa luminosità; diciamo così, ignea, e nel mezzo una nube acquea ed un’aria più chiara, allo stesso modo che questa terra ha i suoi elementi. Ragion per cui, se qualcuno fosse al di là della zona ignea, la nostra terra gli apparirebbe, in grazia del fuoco nella regione della circonferenza, come una stella luminosa, allo stesso modo in cui a noi, che siamo fuori della circonferenza della regione del sole, questo appare splendidissimo […].

E’ dunque la terra una stella nobile: la quale ha luce, calore ed influsso, altri e diversi da tutte le altre stelle, così come ogni stella differisce da ogni altra per luce, natura ed influsso. E, come ogni stella comunica non intenzionalmente luce ed influsso ad un’altra, poiché tutte si muovono e brillano soltanto per essere nel modo migliore e la partecipazione ne è una conseguenza, così la luce brilla per sua natura, e non perché io la veda, ma la partecipazione avviene per conseguenza, mentre utilizzo la luce per vedere».

Nicola CusanoDe docta ignorantia, II, XII, p. 104, in Alexandre Koyré, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Feltrinelli, Milano 1984, p. 23-24.

Antenati intellettuali

Noi non veniamo influenzati da qualunque cosa leggiamo o impariamo: in un certo senso, forse il più profondo, siamo noi stessi a determinare le influenze cui ci sottomettiamo; i nostri antenati intellettuali non ci vengono affatto dati, ma sono da noi liberamente scelti: almeno in senso lato.

Alexandre KoyréDal cosmo chiuso all’universo infinito, Feltrinelli, Milano 1984, p. 14.