La fredda matematica e la calda fisica

«Ammetto di aver acquisito, dopotutto, qualcosa di importante dallo studio della fisica. Prima, quando sedevo su una sedia e avvertivo una traccia del calore lasciato da chi mi aveva preceduto, ero solito rabbrividire leggermente. Ora è tutto finito, perché al riguardo la fisica mi ha insegnato che il calore è una cosa del tutto impersonale».

Albert Einstein riporta le parole del matematico Marcel Grossmann sull’esperienza di quest’ultimo nella collaborazione con il fisico tedesco. In Kip ThorneBuchi neri e salti temporali, Castelvecchi, Roma 2013, p. 113.

Gravità

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«Se consideriamo più particolareggiatamente come sia forte la tendenza a staccarsi dalla superficie terrestre che […] deve possedere un proietto massiccio, di piombo o di bronzo, essendo animato da un movimento così rapido da attraversare circa quindici miglia nel minuto di un’ora; ci deve apparire che sia necessaria una potenza meravigliosa per curvarlo, regolarlo o rimandarlo indietro verso terra, e mantenercelo, nonostante la forte resistenza posta da questa prima legge del movimento che tenderebbe ad allontanarlo. Il che rende manifesta non solo l’ammirabile potenza d’Unità nell’indiscerpibilità nello Spirito della Natura, ma anche l’esistenza di un’esecuzione perentoria e perfino violenta di un Consiglio eterno ed onnicomprensivo, che tende ad ordinare ed a guidare nell’universo i movimenti della materia verso ciò che è meglio. E questo fenomeno della gravità comporta delle conseguenze così buone e necessarie, che, senza di lui, non vi potrebbero essere né la terra né i suoi abitanti, così come essi sono».

Henry MoreAntidoto contro l’ateismo, c. II, par. 1, p. 43, in Alexandre Koyré, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Feltrinelli, Milano 1984, p. 106.