La filosofia è libera, ovvero legata

Amo la filosofia perché essa è senza fondamento, nel senso che non è legata a niente. Cos’è che a niente è legato? La libertà. Ma non essere legato a niente non vuol dire essere senza legami, significa scegliere liberamente cosa legare a sé stessi. La libertà non è l’assenza di legami, quello è il caos. Tutto è per sua natura caotica. Scegliere il caos significa lasciare le cose come stanno: alquanto pigro no? Dov’è l’uomo in mezzo al caos? E’ quello che si staglia in questo caos senza per questo illudersi di dominarlo. La libertà è quindi un movimento responsabile, perché è difficile non perdere sé stessi nel caos. Questo “sé stessi” non è l’individuo, o meglio lo è, ma non nel senso che piace al Mercato, bensì nel suo senso autentico: come espansione che coinvolge ciò che sta al di fuori della propria pelle. Per esempio si può scegliere sé stessi scegliendo gli altri, come quando si ama, e ciò fa stare bene sé stessi. Scegliere di trasformare ciò che ci circonda è un atto libero, e ciò investe sempre il sé perché non siamo staccati dal mondo, vi apparteniamo e lo componiamo.  La libertà sta nel mantenere questo gioco tra il legarsi senza essere legati e il movimento libero senza che esso equivalga al caos: uno stagliarsi sul caos. Amare il pensiero è amare un movimento sempre libero e insieme ordinato, legarsi a questo movimento, facendo di questo legame ciò che si ama. Badiamo bene: la libertà è quindi senza fondamento. Filein-Sofia è l’amore per il pensiero quando esso conosce, liberamente, per scelta.

E’ la curiosità; la sola semplice curiosità, comunque, che meriti di essere praticata con una certa ostinazione: non già quella che cerca di assimilare ciò che conviene conoscere, ma quella che consente di smarrire le proprie certezze […]. Mi si potrà obiettare che questi giochetti personali è meglio lasciarli dietro le quinte. Ma che cos’è la filosofia, oggi, se non è lavoro critico del pensiero su se stesso? […] Vi è sempre un che di derisorio nel discorso filosofico quando pretende, dall’esterno, di dettar legge agli altri […]. La “prova” è il corpo vivo della filosofia, vale a dire un‘“ascesi”, un esercizio di sé, nel pensiero

Michel Foucault, Storia della sessualità – l’uso dei piaceri. Feltrinelli, Milano 2011, pp. 13-14. 

Disprezzo e voyeurismo

I feeds di facebook su Sanremo che parecchi miei contatti hanno lanciato in questi ultimi quattro giorni rispecchiano l’opinione (pubblica) che ha sempre contraddistinto il festival da quando sono nato: disprezzo e voyeurismo, snobismo e compiacimento. Un’ambiguità che mostra come l’inconscio collettivo italiano sia convinto, dopo così tanti anni, che Sanremo “rappresenti” ancora l’Italia. L’errore più grande non è quello di credere che un’avanspettacolo di musica pop dalla bassa qualità possa contenere qualcosa che possa definirsi italiano, ma quello di continuare a credere ancora che una cultura nazionale si possa esprimere attraverso la televisione.