Nella notevole intervista raccolta da Antonello Caporale per questo giornale [La Repubblica], il senatore Di Girolamo si ribella all’ idea di essere raccontato come un criminale, e parla di sé come di un uomo debole, finito nei pasticci (e che pasticci) per leggerezza e non per lucida malvagità. Purtroppo, temo che dica la verità. Sarebbe rassicurante pensarlo come un delinquente incallito: metterebbe ordine, in qualche modo, nell’ affannoso tentativo di capire che cosa sta succedendo in questo Paese, e come sia possibile che un senatore della Repubblica sia nelle mani della ’ ndrangheta e di altri mascalzoni assortiti. È molto possibile, invece, che Di Girolamo si collochi in quell’ area limacciosa, e molto vasta, di italiani che per ambizione e vanità, per carrierismo e sete di denaro, mettono tra parentesi le leggi e la morale. E finiscono collusi, ricattabili, complici della malavita e del malaffare, e discendono gradino dopo gradino la scala del disonore, senza una vera coscienza di quello che stanno facendo. Se la mafia potesse contare solo sui criminali, avrebbe un decimo del suo potere. Può contare, invece, sulla permeabilità di ben più estesi e fertili territori umani. E questo fa molti più danni, e molta più paura.

Certo che per dire in un tigì,o scrivere su un giornale, che “Mills è stato assolto”, spacciando la prescrizione di un reato accertato per “assoluzione”, bisogna essere dei bei mascalzoni. Non dico faziosi, o manipolatori, o servi, dico proprio mascalzoni perché per un giornalista manomettere la verità è un crimine, tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende. Qui non si tratta di opinioni, di interpretazioni, di passione politica.È proprio una frode, una lurida frode che non descrive più l’ aspra dialettica di un paese spaccato, descrive qualcosa di molto peggiore: l’ impunità conclamata di chi mente con dolo, con metodo, con intenzione, sicuro di non doverne rispondere ad alcuno (l’ Ordine dei giornalisti? È più realistico sperare che intervenga Batman). Per altro, in un Paese di impuniti, perché proprio i giornalisti dovrebbero essere esentati dal privilegio di poter sparare bugie e ingannare la pubblica opinione senza conseguenze? Molti dei loro padroni e dei loro referenti politici negli ultimi vent’ anni hanno perseguito con ogni mezzo, e ampiamente sperimentato, il piacere dell’ impunità. Se ne sentono partecipi anche i loro impiegati

l’Amaca di Michele Serra