Penso alla immane Babele di minchiate che ho detto in vita, solo per pochi e fidati testimoni, e fremo di felicità al pensiero che non ne rimarrà nemmeno l’eco più remota

Michele Serra sull’Amaca di oggi sul perché non si iscrive a Twitter.

L’opinione non è libera di dire cazzate

Michele Serra parte da un giudizio obiettivo mettendo in mezzo un argomento vecchio come il mondo: che senso ha usare uno spazio di discussione per esprimere opinioni fuorvianti, banali e rancorose. C’è un fatto, che non è stato certo scoperto da Serra: i commenti alle notizie sono nella maggior parte dei casi come un pop-up durante la navigazione, distraggono soltanto, senza aggiungere niente all’argomento trattato nell’articolo. Giustificare questo status quo come libertà di espressione sarebbe come dire che ognuno è libero di usare uno strumento musicale per farci tutto tranne che suonare, così farebbe un Deschamps, ma i commenti a un articolo non hanno a che fare con l’arte. In altre parole si è liberi di dire ciò che si vuole a patto che si abbia qualcosa da dire. Infine se si liquida il tutto con un “basta ignorarli” si ribadisce la loro inutilità, e il problema resta. I commenti online sono fondamentali solo quando vengono usati allo scopo di dire qualcosa di interessante, per tutto il resto c’è il bar sotto casa o una conversazione sul tempo con il compagno occasionale d’autobus.

Quando la pietra è importante

l’Amaca di Michele Serra è una rubrica piena di ovvietà e verità risapute. Non è sorprendente né accattivante (al massimo nel ritmo e nell’esaustività che riesce a imprimere in 30 righe). Ma non dice mai niente di banale. Con ironia potrebbe tranquillamente rinominarsi “la Pietra”, ma “l’Amaca” le si addice di più: per riflettere lucidamente sull’attualità bisogna prima di tutto oziare. Leggere l’Amaca riporta alla semplicità delle questioni nella loro solida, reale, ovvietà.

Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all’ estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono. Io – insieme a qualche altro milione di italiani – sono l’ incarnazione di un’ anomalia. Rappresento l’ inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato

Nella notevole intervista raccolta da Antonello Caporale per questo giornale [La Repubblica], il senatore Di Girolamo si ribella all’ idea di essere raccontato come un criminale, e parla di sé come di un uomo debole, finito nei pasticci (e che pasticci) per leggerezza e non per lucida malvagità. Purtroppo, temo che dica la verità. Sarebbe rassicurante pensarlo come un delinquente incallito: metterebbe ordine, in qualche modo, nell’ affannoso tentativo di capire che cosa sta succedendo in questo Paese, e come sia possibile che un senatore della Repubblica sia nelle mani della ’ ndrangheta e di altri mascalzoni assortiti. È molto possibile, invece, che Di Girolamo si collochi in quell’ area limacciosa, e molto vasta, di italiani che per ambizione e vanità, per carrierismo e sete di denaro, mettono tra parentesi le leggi e la morale. E finiscono collusi, ricattabili, complici della malavita e del malaffare, e discendono gradino dopo gradino la scala del disonore, senza una vera coscienza di quello che stanno facendo. Se la mafia potesse contare solo sui criminali, avrebbe un decimo del suo potere. Può contare, invece, sulla permeabilità di ben più estesi e fertili territori umani. E questo fa molti più danni, e molta più paura.