Ha molta fortuna, tra gli italiani, l’ idea che alla radice di ogni nostra sventura o magagna ci sia un “complotto”. Nel corso delle recenti, fastose Celebrazioni Craxiane, parecchi degli ex dignitari di corte, tuttora ben piazzati e ben pasciuti, attribuivano a un complotto (anche di “potenze straniere”) la rumorosa caduta del capo. Gli avvocati del premier, in coro come i Quattro più Quattro di Nora Orlandi, amano attribuire a un “complotto dei giudici” anche le multe per divieto di sosta. Buon ultima arriva la rivelazione che le comitive di signorine che si presentavano a Palazzo Grazioli col pigiama e la boule dell’ acqua calda già in borsetta, per trascorrervi la notte con l’ anziano padrone di casa, sono anch’ esse parte di un complotto. Rarissimo è il caso di qualcuno che, dopo una sommaria indagine, individui in se stesso “il mandante delle proprie cazzate” (secondo l’ immortale definizione di Altan). Siamo evidentemente un paese molto vecchio anagraficamente, ma non adulto psicologicamente: è tipico dei bimbi non accettare le proprie responsabilità. Dev’ essere per questo che siamo governati da un ultrasettantenne bisognoso di plauso e di rassicurazione come fosse appena svezzato.

from l’amaca di Michele Serra

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