Mosciaria

Napoli, città moscia. Flaccida, lenta, pigra. L’evento dell’11 aprile dell’America’s Cup mette bene in scena questa “mosciaria”. E’ un bell’evento, sia chiaro. Bello da vedere, da vivere. Scattare qualche foto, darsi appuntamento sul lungomare per ammirare queste barche eleganti e gigantesche, quasi antitetiche alle navi da crociera che attraccano qualche centinaio di metri più a sud: brutte e gigantesche. Ma non è un evento importante. Per piacere, non chiamatelo importante per la città. E’ stato voluto, fortissimamente voluto. E questo è un bell’esempio.

Il programma attorno all’America’s Cup mostra bene questa mollezza. Dategli uno sguardo e ditemi se non somiglia più a una festa di paese che a un evento internazionale che richiama tutti gli appassionati di vela. Tornei di ping pong, esibizioni di scherma, gare culinarie, dj set, Roy Paci, Francesco Renga. E poi: mostre sulla storia della vela, mostre di fotografia sulla storia della vela, esibizioni sulla storia della vela. Storia. Storia. Storia. Pare che per organizzare questi spettacoli le amministrazioni si siano sforzati di fare qualche telefonata. Tutto qui. Che ci voleva a realizzare un’esibizione che mettesse in scena l’attualità di questa realtà, il suo mondo, le sue strategie. Proiezioni a tema sulle regate, mostre d’arte sulle forme e le sensazioni che la città esprime attraverso questo evento. Ah, già, non possiamo, siamo mosci. Ci scocciamo. Il golfo di Napoli apre le sue gambe a queste barche, le fa entrare e uscire. Tutto qui.

Il primo motore di ricerca a pagamento

Quando arriverà il tempo di un motore di ricerca che escluda a prescindere i siti di online marketing? Ne sento proprio l’esigenza. Non è un bisogno politico o antagonista, ma culturale. E’ come pretendere che nell’indice di un libro non compaiano pubblicità. Non c’è bisogno di pretenderlo, è già così. Allora voglio un motore di ricerca che mi dia come risultati solo cose interessanti. Ci sono motori di ricerca che garantiscono che per ogni ricerca effettuata un albero viene piantato (ahahahahahah!), allora perché non realizzarne uno con un criterio di indicizzazione del tutto diverso: ti dò un buon ranking se il tuo contenuto è interessante. Puoi anche vendere qualcosa sia chiaro, però devi dimostrarmi che lo fai per uno scopo che va al di là del guadagno. Un motore di ricerca dove se scrivo “scarpa” non ho come risultato una caterva di siti che urlino: “Vieni! Grandi offerte!”, ma una serie di luoghi che mi dicano cosa sia una scarpa, com’è fatta, la sua storia, di cosa abbia bisogno per essere di buona qualità.

Lo so, c’è Wikipedia per tutto questo. Ma non voglio solo un’enciclopedia, bensì un foro di discussioni, proposte, spunti, concetti che partano da una semplice ricerca. Il motore di ricerca è fondamentalmente un aggregatore. Voglio un aggregatore di risposte interessanti senza scopo di lucro. La domanda è: come guadagnerebbe questo sito? Il che è disarmante. Sia la domanda che la risposta. Fanculo il guadagno? Ok, ma come pago gli ingegneri che elaboreranno gli algoritmi giusti per i criteri di indicizzazione? Non tutti la penserebbero come me. Una risposta meno radicale c’è: vuoi usare il mio motore di ricerca bello come una biblioteca? Abbonati. Non metto pubblicità, ignorerò i negozi online, però ti devi abbonare se vuoi utilizzarmi. 

Il primo motore di ricerca a pagamento.

Non funzionerà mai.  

Una splendida giornata

Oggi è venerdì, domenica per la Germania. Giornata splendida. Sole e cielo terso. Mi gustavo un cappuccino nel mio viale deserto e illuminato. Che bella giornata! Gli uccellini cinguettavano. Uno si è posato sull’albero di fronte e ha iniziato a fare “Cip! Cip!”. “Che bello!” ho pensato. Poi un guano di questa maniera in caduta libera per dieci metri mi ha fatto tornare alla semplicità diretta e senza fronzoli della natura.

Dimissioni

Sono in Germania da un po’ e non seguo molto le notizie del mio paese. Da ieri vedevo spuntare feeds sui social network del tipo: “Bye bye Umberto”, “Addio Umberto”. Ma che è morto Umberto Bossi, ho pensato. Purtroppo no. Poi ho letto di cosa si trattava e all’amara sorpresa (che non fosse morto) ne è subentrata un’altra, quella di giornali e siti che salutano la fine di un’era. Sarà che sono lontano e non capisco bene la reale portata dell’evento, ma da quando in qua in Italia l’avvio di un’indagine dovrebbe segnare la fine politica di un uomo? Quando mai alle dimissioni di un segretario corrisponde la deposizione dei suoi poteri? Io la vedo più come una sfumatura, la prosecuzione di un lento declino iniziato già ai tempi dell’ictus. Salutare il tutto come la “fine di un’era” può aiutare a fare il titolo a un articolo, sollevare gli animi, ma non ha niente di realistico.

Vita da stagista SEO

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Questo è quello di cui mi sono occupato nell’ultimo mese.

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