Il primo motore di ricerca a pagamento

Quando arriverà il tempo di un motore di ricerca che escluda a prescindere i siti di online marketing? Ne sento proprio l’esigenza. Non è un bisogno politico o antagonista, ma culturale. E’ come pretendere che nell’indice di un libro non compaiano pubblicità. Non c’è bisogno di pretenderlo, è già così. Allora voglio un motore di ricerca che mi dia come risultati solo cose interessanti. Ci sono motori di ricerca che garantiscono che per ogni ricerca effettuata un albero viene piantato (ahahahahahah!), allora perché non realizzarne uno con un criterio di indicizzazione del tutto diverso: ti dò un buon ranking se il tuo contenuto è interessante. Puoi anche vendere qualcosa sia chiaro, però devi dimostrarmi che lo fai per uno scopo che va al di là del guadagno. Un motore di ricerca dove se scrivo “scarpa” non ho come risultato una caterva di siti che urlino: “Vieni! Grandi offerte!”, ma una serie di luoghi che mi dicano cosa sia una scarpa, com’è fatta, la sua storia, di cosa abbia bisogno per essere di buona qualità.

Lo so, c’è Wikipedia per tutto questo. Ma non voglio solo un’enciclopedia, bensì un foro di discussioni, proposte, spunti, concetti che partano da una semplice ricerca. Il motore di ricerca è fondamentalmente un aggregatore. Voglio un aggregatore di risposte interessanti senza scopo di lucro. La domanda è: come guadagnerebbe questo sito? Il che è disarmante. Sia la domanda che la risposta. Fanculo il guadagno? Ok, ma come pago gli ingegneri che elaboreranno gli algoritmi giusti per i criteri di indicizzazione? Non tutti la penserebbero come me. Una risposta meno radicale c’è: vuoi usare il mio motore di ricerca bello come una biblioteca? Abbonati. Non metto pubblicità, ignorerò i negozi online, però ti devi abbonare se vuoi utilizzarmi. 

Il primo motore di ricerca a pagamento.

Non funzionerà mai.  

Vita da stagista SEO

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Questo è quello di cui mi sono occupato nell’ultimo mese.

107 categorie per 18.020 parole totali di media.

Tutte date in pasto a Google.