La forma

Per anni abbiamo fatto della forma la sostanza e della sostanza la forma. Un’orgia di nani e veline ha reso l’involucro esterno il principio di movimento di tutto ciò che è interno. Ancora adesso siamo attaccati alla forma ora che il suo principio di movimento si è dimesso. Così restiamo storditi dalla tremenda differenza tra il Montistyle e quello che c’era fino a qualche giorno fa. Al fatto che in conferenza stampa non si distribuiscano più larghi sorrisi ma biscotti tostissimi che celebrano l’Unità d’Italia. Gli italiani fanno della forma una questione di sostanza. Siamo unici al mondo. Facciamo della sostanza uno stile: la forma riflette la sostanza, mai il contrario. Operazione complicata. Può capitare, infatti, che la forma sopraffa e umilia la sostanza a tal punto da renderla mera apparenza. 

Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma. Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che risiedono nei consigli di amministrazione. E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno? Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva