T-1000, ovvero il popolo

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«Se dovessi indicare, nelle lettere di Paolo, un lascito politico immediatamente attuale, credo che il concetto di resto non potrebbe non farne parte. Esso permette, in particolare, di dislocare in una prospettiva nuova le nostre antiquate e, tuttavia, forse non rinunciabili nozioni di popolo e democrazia. Il popolo non è né il tutto né la parte, né la maggioranza né la minoranza. Esso è, piuttosto, ciò che non può mai coincidere con se stesso, né come tutto né come parte, ciò che infinitamente resta o resiste in ogni divisione, e – con buona pace di coloro che ci governano – non si lascia mai ridurre a una maggioranza o a una minoranza. E questo resto è la figura o la consistenza che il popolo prende nell’istanza decisiva – e, come tale, esso è l’unico soggetto politico reale»

Giorgio AgambenIl tempo che resta, Bollati Boringhieri, Torino 2000, pp. 58-59.

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Per questo “populismo” non è un termine che attiene al “popolo”. Per questo “essere eletto dal popolo” significa tutto fuorché essere eletto dal popolo. Il popolo non esiste, non è identificabile. E nel momento in cui ti sembra di averlo trovato, ecco che rispunta da un’altra parte. Se lo vuoi acchiappare e imbrigliare, ti ritroveresti con un T-1000, il cyborg indistruttibile di Terminator 2: puoi farlo a pezzetti all’infinito, ma egli sarà sempre lì, ritornerà sempre, perché non è un tutto che se separi distruggi, ma una parte che, in quanto già parte, è già separata, quindi inseparabile, quindi indistruttibile. Se l’ostinazione dovesse prendere il sopravvento a tal punto da convincerti che il popolo è qualcosa che si può identificare, imbrigliare e comandare, vedresti ciò che Lacan chiama il Reale: tanti piccoli pezzetti che ritornano insieme, incessantemente, inesorabilmente, infinitamente. Senza fessure. Vedresti un T-1000 che si ricompone, indifferente a te a tal punto che farlo a pezzi non sembra badargli molto, perché non c’è differenza tra intero e parte, in entrambi i casi è sempre un resto. Un popolo recintato non esiste, sarebbe l’organizzazione totale del lavoro e della politica, tutt’altro che “popolo”.

Ci sarà sempre una gran differenza fra il sottomettere una moltitudine e il governare una società. Anche se uomini sparsi siano successivamente asserviti ad uno solo, quale che ne possa essere il numero, io non vedo in ciò che un padrone e degli schiavi; non ci vedo un popolo e il suo capo; e, se si vuole, un’aggregazione, ma non un’associazione; non c’è in essa né bene pubblico, né corpo politico

J. J. Rousseau, Il Contratto Sociale, Libro I, cap. V