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La vita umana è inoperosa e senza scopo, ma proprio questa argia e questa assenza di scopo rendono possibile l’operosità incomparabile della specie umana. L’uomo si è votato alla produzione e al lavoro, perché è nella sua essenza affatto privo di opera, perché egli è per eccellenza un animale sabatico […]. Questa inoperosità è la sostanza politica dell’Occidente, il nutrimento glorioso di ogni potere. Per questo festa e oziosità tornano incessantemente ad affiorare nei sogni e nelle utopie politiche dell’Occidente e altrettanto in essi fanno naufragio. Esse sono i relitti enigmatici che la macchina economico-teologica abbandona sulla battigia della civiltà e sui quali gli uomini tornano ogni volta inutilmente e nostalgicamente a interrogarsi. Nostalgicamente, perché sembrano contenere qualcosa che appartiene gelosamente all’essenza umana; inutilmente, perché non sono in realtà che le scorie del combustibile immateriale e glorioso che il motore della macchina ha bruciato nel suo inarrestabile giro. 

Giorgio Agamben, Il Regno e la Gloria, Neri Pozza Vicenza 2007, pp. 268-269.

Nella foto, Etimasia, mosaico, XII secolo. Roma, San Paolo fuori le mura, abside.

Ci sarà sempre una gran differenza fra il sottomettere una moltitudine e il governare una società. Anche se uomini sparsi siano successivamente asserviti ad uno solo, quale che ne possa essere il numero, io non vedo in ciò che un padrone e degli schiavi; non ci vedo un popolo e il suo capo; e, se si vuole, un’aggregazione, ma non un’associazione; non c’è in essa né bene pubblico, né corpo politico

J. J. Rousseau, Il Contratto Sociale, Libro I, cap. V