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Vita da stagista SEO
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Questo è quello di cui mi sono occupato nell’ultimo mese.
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Tutte date in pasto a Google.
La rivoluzione del web ai tempi del mercato
Uno degli elementi caratteristici del mercato è la sua capacità di totalizzare. Che significa? Significa che qualunque cosa il mercato abbia a che fare, anche un elemento antagonista, entra nel suo sistema. Qual è il suo sistema? Semplicemente la merce. La totalizzazione del mercato è quindi la mercificazione di tutto, anche di chi si oppone ad esso. Slavoj Zizek spiega molto bene questo concetto in un divertente video estratto da un suo libro. L’esempio più eclatante, spiega il pop-filosofo sloveno, è nelle multinazionali che pubblicizzano i loro prodotti “equi e solidali”. Starbucks afferma che il suo caffé proviene da agricoltori autonomi e non sfruttati. Sarà pure vero, ma ciò non toglie che l’industrializzazione resta, con tutto lo sfruttamento delle risorse e il plusvalore dei profitti alla sua base. In una parola il capitalismo, in un’altra, mercato. Cosa succede dal punto di vista del consumatore? Egli compra quella merce, partecipando all’ingranaggio produttivo capitalistico, e nello stesso tempo acquista (mai termine più azzeccato in questo caso) la redenzione da quello stesso sistema. E il gioco è fatto, il circolo si chiude. Un’ambivalenza totalizzante.
Una novità disarmante che mostra ancora una volta la potenza totalizzante del mercato è che ormai anche i motori di ricerca sono stati inglobati e totalizzati dal mercato. Gli effetti possiamo vederli facilmente. Scrivete sul motore di ricerca qualunque termine e vedrete che nella prima pagina dei risultati i negozi online vanno per la maggiore. Questo fenomeno ci dice due cose. La prima è che i motori di ricerca sono contenitori il cui contenuto è il frutto di una selezione fatta dagli stessi motori di ricerca, sulla base di criteri più o meno affidabili. Ora, se il mondo gira intorno al mercato anche questi motori di ricerca faranno altrettanto. Verrebbe da dire: “Ovvio!”. Ma se si afferma questo allora non c’è niente da dire: il mercato totalizza davvero. Non dovrebbe essere ovvio. Dare per scontata l’onnipresenza del mercato è la dimostrazione lampante della sua potenza totalizzante. Il secondo aspetto è che il mercato ironizza cinicamente sulle messianiche aspettative del web, e ci mostra come esso sia un contenitore, non un contenuto. Un luogo neutrale la cui funzione è relativa al suo uso. Se l’umanità sparisse all’istante il web non sparirebbe, soltanto sarebbe un contenitore vuoto. Ci sono tante aspettative mirabolanti sul web ma il suo valore sarà sempre, come per tutti gli strumenti, nell’uso che se ne fa. E il marketing online ci insegna come esso sia solo un mezzo come un altro, lo stesso mezzo che ha permesso una diffusione impressionante delle informazioni, mai accaduta prima per quantità e facilità di accesso ad esse. Qui sta la rivoluzione culturale, di cui il web è solo il mezzo di questo grosso cambiamento, non il cambiamento. Saranno sempre le notizie a determinare la qualità di questa diffusione: informazioni costituite da notizie, fatti, e minchiate. Il web quindi non ha in sé niente di rivoluzionario.
In conclusione cosa si può dire. Che i motori di ricerca stanno diventando sempre più una specie di succursale del mercato, una ipervetrina di una galleria commerciale stracolma di megastore. E’ probabile che col tempo saranno visti con sempre maggior diffidenza se i criteri di indicizzazione premiano i siti di online marketing. Chissà, forse tra qualche anno inizieranno a sorgere altri motori di ricerca “alternativi”, con criteri di indicizzazione che escluderanno a prescindere i negozi online, oppure basati sulla qualità del testo e non sulla qualità dell’ipertesto. Però prima bisogna fare i conti con l’effetto primario della totalizzazione del mercato: il mercato-mondo. Un mercato che si identifica col mondo e un mondo che si identifica col mercato. E se il web riflette l’andamento del mondo il web sarà sempre totalizzato dal mercato.
I’m playing chess. I dont know how to play chess but life is a chess game for me
E’ più forte Superman o Batman?
L’ossessione della stampa nel paragonare Messi a Maradona mi ricorda i litigi che avevo con i miei compagni di classe delle elementari su chi fosse più forte tra Superman e Batman. Io, ed è un’impressione soggettiva, raramente vedo discutere la gente di questo, non di Superman e Batman, ma della Pulce e del Pibe. Per un semplice motivo: il simile non si paragona al simile. Proviamo comunque a farlo questo paragone, operando però un confronto come si fa con gli artisti: confrontare non tanto gli uni con gli altri ma entrambi con ciò che sono per l’arte che rappresentano. La domanda quindi non è chi sia più forte tra Messi e Maradona, sarebbe come paragonare Van Gogh a Gauguin, Senna a Schumacher, Segovia a Django, che senso avrebbe? Se c’è una domanda, essa sarà: chi è più rappresentativo per questo sport?
Quando accade un fallo? Quando si può dire che la palla sia uscita dal campo? E il fuorigioco? Tutti questi casi sono ordinati in regole chiare e universali: non c’è da discutere su cosa sia un fuorigioco, men che meno su quando la palla sia da dichiarare fuori. Purtroppo tutte queste decisioni sono stabilite da un uomo solo in un campo di 7mila metri quadrati. E’ quindi chiaramente impossibile applicarle sempre, e con rigore. Il calcio è tra gli sport più approssimativi e contraddittori che ci siano nell’applicazione delle sue regole. E’ il luogo dove le oggettività sfumano. E’ allo stesso tempo giusto – ha delle regole universali – e ingiusto – regole non sempre applicate correttamente. Perciò piace così tanto: sembra seguire l’andamento del mondo.
Ora, tornando ai due campioni in questione, la domanda era: cosa rappresentano Messi e Maradona per il calcio? Guardiamo da vicino i due giocatori, mettendo a confronto la loro vita privata (pubblica). La Pulce, figlio di un allenatore, è l’icona dello sportivo perfetto: fortissimo, riservato e senza difetti, nasce fragile e poi diventa il miglior calciatore della sua generazione. Mai si è fatto beccare a sniffare cocaina, né pare abbia amici malavitosi. El Pibe è nato povero, cocainomane, populista e con idee politiche opportuniste (si dichiara comunista ma è un grande evasore fiscale). Racchiude talento e lassismo, sapienza tecnica e sregolatezza, proprio come il calcio, basti pensare che è uno dei pochi giocatori ad aver fatto un gol decisivo con una parte del corpo proibita. A ben vedere, i due calciatori non possono essere più diversi.
Quindi, concludendo, chi è l’eroe più rappresentativo? Penso che la risposta sia ovvia: Batman.

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Solar Storm between 4-6 March

