Aristotele, Platone, Sacks e il misticismo scientifico

Iniezione di salvarsan (o arsfenamina) in un ospedale da campo per la malaria a Cividale, in Friuli

Iniezione di salvarsan (o arsfenamina) in un ospedale da campo per la malaria a Cividale, in Friuli

La nozione di «sostanze mistiche» sorge dalla reductio ad absurdum di due concezioni del mondo che, se applicate in modo legittimo, hanno grande eleganza e potenza: una è la concezione a mosaico, o topista, associata alle filosofie dell’empirismo e del positivismo; l’altra è una concezione olistica, o monistica. Esse derivano, rispettivamente, dalla metafisica di Aristotele e da quella di Platone. Usate con saggezza, e con una piena comprensione dei loro poteri e limiti, hanno offerto la base per scoperte fondamentali della fisiologia e della psicologia negli ultimi duecento anni.

Il misticismo nasce quando si prendono analogie per identità, quando si trasformano similitudini e metafore («è come se») in assoluti («è»), convertendo così un’epistemologia utile in «verità totale». Il topismo mistico sostiene che il mondo consiste in una moltitudine di punti, di luoghi, di particelle o di pezzi, senza alcuna relazione intrinseca tra l’uno e l’altro, ma «estrinsecamente» correlati da un «nesso causale»; lo sostiene in modo esclusivo e conclusivo: è «la verità». Data una simile concezione, si può immaginare la possibilità di influenzare un singolo punto o una singola particella, senza esercitare il minimo effetto su quelle circostanti: si dovrebbe, ad esempio, poter eliminare un punto con assoluta precisione e specificità. Il corollario terapeutico di questo misticismo è il concetto di un farmaco specifico perfetto, che ha esattamente l’effetto voluto escludendo la possibilità di qualsiasi altra conseguenza. Un esempio famoso di un tale supposto elisir è l’arsfenamina, studiata da Ehrlich per la cura della sifilide. Le dichiarazioni modeste e realistiche dello stesso Ehrlich furono subito distorte da desideri e tendenze assolutistiche, e l’arsfenamina fu presto definita «la pallottola magica». Questo dunque è il genere di medicina mistica, il cui primo scopo è la ricerca sempre nuova di «pallottole magiche».

L’olismo mistico, invece, asserisce che il mondo è una massa completamente uniforme e indifferenziata di «materia primigenia» o plasma. Di tale fisiologia mistico-olistica si trova un buon esempio in un detto attribuito a Flourens: «Il cervello è omogeneo come il fegato; il cervello secerne pensieri come il fegato secerne la bile». Corollario terapeutico di questo misticismo monista è il concetto di un farmaco per-tutti-gli-scopi, una panacea, un estratto quintessenziale di Materia Primigenia o di Materia Cerebrale, Bontà o Divinità imbottigliate in forma assolutamente pura, l’estasi portatile di De Quincey racchiusa in una bottiglietta rosa

Oliver Sacks, Risvegli, Adelphi, Milano 2014, nota 31 a pagina 48.

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Il sonnambulo Copernico

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«Da Ruggero a Bacone nel XIII secolo fino a Pietro Ramo nel XVI c’erano state scuole e uomini eminenti per capire più o meno chiaramente che bisognava mettere da parte la fisica di Aristotele e l’astronomia di Tolomeo prima di poter pensare a una nuova partenza. È forse per questo che Regiomontano si costruì un osservatorio invece di edificare un sistema. Una volta completati i commenti su Tolomeo cominciati da Peuerbach si rese conto che bisogna rinnovare le basi dell’astronomia “sbarazzando la posterità dalle tradizioni antiche”. Per Copernico questa era una specie di bestemmia. Se Aristotele avesse dichiarato che Dio creò unicamente uccelli, il canonico Koppernigk avrebbe descritto l’homo sapiens come un uccello senza piume e senza ali che cova prima di deporre le uova».

Arthur KoestlerI sonnambuli, storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 2010, p. 212.

L’autista di Talete

L’autista di Talete

Passeggi con la testa nello smartphone e temi di sbattere contro un palo? Niente paura, l’autista di Talete ti guiderà a destinazione senza che tu debba alzare lo sguardo dallo schermo.

Il collettivo di artisti newyorkese Improve Everywhere – famoso alle cronache per aver fatto camminare all’indietro 2000 passanti a New York, congelato la Grand Central Station e aver fatto dire qualcosa di carino al megafono ai passanti – ha realizzato una delle loro più potenti performance. Fingendosi volontari, hanno assistito i tantissimi pedoni newyorkesi che passeggiano a testa bassa con la testa nel telefonino. Indossando una pettorina catarifrangente con su scritto seeing eye person, invitavano i distratti passanti ad attaccarsi ad un guinzaglio e a farsi guidare da un isolato all’altro, così da “aiutarli a messaggiare e a camminare in sicurezza”. Le ignare vittime non avrebbero dovuto far altro che continuare a fare quello che stavano facendo – scrivere un sms, controllare l’email – tanto c’erano i seeing che vedevano per loro dove mettere i piedi. Il risultato è esilarante.

Mi fa venire in mente l’aneddoto di Platone sulla servetta trace, quella in cui il primo filosofo della storia, il greco Talete, intento com’era a guardare le stelle o a ragionare su problemi metafisici, cadde in un pozzo. Una “graziosa e intelligente” serva trace che passava di lì, avendo assistito alla scena, prese in giro il filosofo osservando come egli, occupato com’era a conoscere le cose in cielo, non vedeva quello che gli stava davanti.

E’ come se con la loro performance gli artisti newyorkesi avessero voluto scongiurare il rischio per Talete di cadere nel pozzo, prendendolo per mano, anzi, ancora meglio, attaccandolo a un guinzaglio, così da farlo continuare a riflettere sui perché del mondo senza correre alcun pericolo. Questi autisti di Talete sono la stessa servetta di Mileto, con la differenza che decidono di intervenire prima del disastro. Certo, chi messaggia camminando per strada difficilmente si starà occupando di problemi filosofici, ma in entrambi i casi va incontro agli stessi pericoli, anche se morire cadendo in un pozzo mentre si osserva il moto degli astri è sicuramente più onorevole che essere investito da un’auto mentre si guarda un lolcat (giudizio inversamente proporzionale allo stato in cui versa la filosofia oggi).

talete

Ciò che mostrano la storiella di Platone e il collettivo artistico statunitense è che è difficile mantenere nello stesso momento entrambi i comportamenti, quello “intellettuale” e quello “manuale”: o si pensa o si agisce. Ma questo non vuol dire, checché ne dica Cartesio o il principio della catena di montaggio, che questi due atteggiamenti non facciano fondamentalmente lo stesso lavoro, solo che lo fanno in modo diverso. Su questo ci viene in aiuto un’altra storiella, questa volta tramandataci dal discepolo di Platone, Aristotele. E’ l’aneddoto dei frantoi, che ha come protagonista sempre Talete. Il filosofo di Mileto veniva criticato per lo stato di povertà in cui versava, dovuto secondo i compaesani proprio alla sua attività filosofica che non gli permetteva di guadagnare a sufficienza. Era tremendamente vero, come lo è tremendamente vero tuttora, ma Talete ne era infastidito, vedendo dietro un giudizio generico su uno stato dei fatti un’opinione morale sull’attività filosofica in sé (e anche questo, dopo quasi tremila anni, è un pregiudizio validissimo). Così, tediato da quella che era a tutti gli effetti un’accusa di fannullaggine, Talete decise di mostrare il risvolto pratico della sua attività teoretica. Sulla base di alcune osservazioni astronomiche, predisse un’abbondante raccolta di olive. Acquistò a poco prezzo, poiché fuori stagione e in uno stato di semi abbandono, tutti i frantoi di Mileto. La previsione si rivelò esatta e così, pieno di olive e con tutti i terreni della città di sua proprietà, stabilì un regime di monopolio. Il filosofo che sosteneva che l’acqua fosse il fondamento di tutte le cose dimostrò così quello che millenni dopo ha incontestabilmente fatto la scienza: studiare serve a qualcosa. E’ il paradigma scientifico che noi moderni conosciamo molto bene, tanto da averlo sovvertito: è l’osservazione diretta delle cose che ci fa “scoprire” la teoria che le spiega, basta guardare il bombolone sulla testa di Newton. 

Gli autisti di Talete di Improve Everywhere scongiurano così il rischio di cadere nel pozzo. Ma il risvolto è ironico, visto che quando siamo assorti nel nostro smartphone difficilmente ci staremmo occupando di problemi filosofici, ma neanche staremmo impastando il pane, piuttosto siamo intenti a guardare in street view la strada su cui stiamo camminando.

L’utero di Aristotele (che fare?)

 

Universo aristotele testa

La verità è che è tutta colpa di Colombo e Newton. Si stava così bene prima! Il mondo era piatto e aveva confini con le barche che incontravano il Purgatorio appena fuori lo Stretto di Gibilterra e l’universo era chiuso in sfere concentriche con Dio che amministrava il tutto da buon burocrate. Poi è arrivato quell’italo-spagnolo con una sindrome ossessivo compulsiva per la navigazione. Ha aperto un nuovo spazio, ben invaso e occupato poi dagli Europei: “La terra è tonda e non ha confini – hanno dichiarato uno dopo l’altro spagnoli, inglesi, portoghesi e francesi – ma sicuramente quel poco di spazio in più che è stato scoperto è nostro”. Infine è arrivato un inglese che con l’epifanica storia della mela ha rivoluzionato il modo di pensare e conoscere l’universo. Così il mondo è deflagrato diventando puro caos, e il soggetto che viveva tranquillo e sereno nell’utero aristotelico è stato obbligato a uscire. Niente di preoccupante comunque per l’uomo, niente che minacciasse la sua esistenza, piuttosto la sua salute mentale. La cura è consistita nel fare (inconsciamente) finta di (consciamente) credere che l’universo sia retto da leggi, assiomi, regole e postille. Funziona alla grande. Se non ci credete recatevi a Konigsberg, via del Soggetto Trascendentale 2, citofonare Kant.

La cosa che ti frega in tutto questo è che non si torna indietro, fare come Edipo non serve a nulla: fottersi Aristotele non risolve alcunché, ti ritroveresti con un pugno di occhi in mano. Il trauma è fatto e, per dirla alla Mallarmé, il dado è tratto. La domanda giusta non è “che fare?”. Chiederselo è importante, ma serve soltanto per rendersi conto che ciò che si fa adesso non ci piace, per esempio sponsorizzare il vivere senza idee, da deietti, vendendo democrazia globalizzata eco-sostenibile così come una volta si esportava Progresso, Fede e Civiltà verso i popoli del Nuovo Mondo. Il cinismo non è figlio di un sano pensiero moderno ma di una patologica ossessione per il Profitto. E’ la domanda che non deve esistere, questa è la verità.