Cazzo Lippi ci sa fare

Perché Lippi sopravvive a tutto? Appena finita la partita lo odiavo, come tanti in quel momento. «E ora cosa dirà? “Siamo stati sfortunati, una partita difficile”» commentava il Pavone in preda alla rabbia. Non dimenticare il “me ne frego!” finale pavone. Invece no, cazzo. Utilizza una tattica molto semplice, da teoria di base della comunicazione credo: mostra il fianco e si assume tutte le responsabilità. Wow. Mi spiazza, sembra quasi di stimarlo. Poi appena qualche battuta dopo afferma: «La colpa è sempre del capo: quattro anni fa, senza modestia, mi presi i miei meriti» e ora si prende tutte le colpe. Vabbé ho capito. Cazzo-ci-sa-fare, però quell’atteggiamento (per dirla alla spagnola) franco; duro, puro, che non si spezza, non glielo toglie nessuno.  

La curva

Ho cominciato ad amare le moto nel 1996, vedendo il poster di Max Biaggi nella camera di mio cugino. Qualche settimana dopo Valentino Rossi vinse il suo primo Gran Premio, a Brno. Fu amore a prima vista. E ora, per la prima volta da quando seguo le moto, la sua presenza è sospesa.

L’avversario: «Una vera liberazione. Finalmente mi sento libero. Libero di esprimermi e di vincere. Prima eravamo tutti sotto un coperchio, come essere sotto il Cielo. L’ordine era gerarchico, prima Lui, poi gli altri. Ora posso esserci prima io, e poi gli Altri. Certo, era uno straordinario modo di lottare. Insieme a lui, e a causa sua, davamo il meglio di noi stessi. Ma ora posso anche vincere un campionato non perché ho dato il meglio, ma perché sono io il migliore. Correre con un pilota che è una leggenda prima ancora di esser consacrato tale non è un privilegio, è frustrazione. Mortificazione. Del mio talento, delle mie possibilità. L’orgoglio è solo dopo, quando potrò raccontare ai miei nipoti di averlo conosciuto, consapevole di appartenere alla sua generazione. Ma questo viene dopo».

(Il tifoso) Per quanto mi riguarda la sua mancanza è il Vuoto. Improvvisamente le corse diventano anonime. Poi mi rendo conto che questi sono solo pensieri solitari. Mi avvicino all’asfalto, guardo la linea della curva e la percorro con lo sguardo, fino al momento in cui mi sembra quasi di sentire la spinta dell’accelerazione. E mi rincuoro. La sua assenza mi ha rivelato una cosa: quella per Valentino non è idolatria. Se sparisce non c’è il vuoto, c’è la curva. E come la fa lui, cazzo, quella curva, non la fa nessuno.

amev