Sii turista della tua città

Five of Lord Rockinghams dogs (England 1762) – George Stubbs (1724 – 1806)

Nessuno ha detto che ce ne dobbiamo andare – vi sorprenderà sapere che proprio Eduardo De Filippo, una volta, disse ve n’ata fuji. Il vittimismo sulle condizioni oggettive di una città ne conferma l’oggettività delle condizioni.

“Terzo mondo” è un’esagerazione che serve a sottolineare come in un contesto bianco, industrializzato, europeo, una città come Napoli è in perenne via di sviluppo, ha cronici problemi economici e vive un dissesto delle infrastrutture e dei servizi senza via di uscita, se non sperando che Jovanotti metta una buona parola sulla cancellazione del debito.

Chi tene ‘o mare s’accorge ‘e tutto chello che succede

Il vittimismo non problematizza i problemi perché li vive poco, li scansa, e la mattina sul motorino riesce a ridurre tutta questa complessità alla benevolenza della natura, al sole di via caracciolo. Come fanno i turisti.

po’ sta luntano, e te fa’ senti comme coce. chi tene ‘o mare, ‘o ssaje, porta ‘na croce

Nessuno ha detto che fa schifo, né che bisogna andare via. Qui nessuno sta sputando. Ma è indubbiamente il terzo mondo, cioè un modo provocatorio di esprimerne i problemi strutturali: è bella la natura, è sfasciata la città. Il cortocircuito logico è: poiché è bella la natura, è bella la città. Non ha senso. Non c’è fascino dietro questo contrasto ma sofferenza. Il vittimismo ignora questa sofferenza e come quando andiamo in India ci dice: so poveri ma sorridono.

Il regista che ci racconta l’oggettività di questa condizione se n’è fujuto na vita fa.

Chi tene ‘o mare cammina ca vocca salata. Chi tene ‘o mare ‘o sape ca è fesso e cuntento

Il meccanismo alla base dell’amore per questo contrasto – le banlieue e le ville, il dissesto dei servizi e il golfo – risiede nel sollazzo regale, quel piacere per il pericolo assolutamente non rischioso. Come quando si passa in un brutto quartiere ma in quel quartiere non si vive, per cui c’è quell’inquietudine con la certezza che poi si torna a casa. Come quando guardiamo un film horror. Volendo scomodare Kant, è il sentimento del sublime: ammirare cose spiacevoli, colossali nella loro complessità, provare piacere di fronte all’impossibilità dell’armonia, grazie al fatto che si è in un cantuccio a contemplarla. Il piacere del turista in terra straniera. Come quando il re va a caccia coi cani nella sua tenuta: non potrà succedere niente di imprevisto, mai potrà soccombere e si godrà la sfida della caccia da predatore. Come dice De Giovanni, è un’aristocratica bellezza. E quando qualcuno ce lo fa notare, aristocraticamente alziamo gli occhi al cielo.

chi tene ‘o mare ‘o ssaje
nun tene niente…

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