Green pass o obbligo vaccinale? Piuttosto lo Stato

Non c’entra niente la foto di Bach, però rilassa

Il punto è che il green pass esautora lo Stato dalla responsabilità di vaccinare tutti, in questo caso di proteggere la popolazione da un’epidemia. Dall’altro lato un obbligo vaccinale – cioè l’impegno dello Stato a vaccinare tutti – potrebbe essere la strada per pretendere l’abolizione del green pass (con potrebbe intendo un’ipotesi che sarebbe bene discutere, così da rendersi conto se sia una sciocchezza o meno).

La terza opzione – né green pass, né vaccino – è precaria perché ad oggi non è corroborata da condizioni alternative oggettive: in genere è la pazza voglia di una sacrosanta opposizione politica, purtroppo senza contenuto.

Il dibattito pubblico tende alla polarizzazione da stadio fatta di slogan e narcisismo. In questo modo il discorso non si compatta pretendendo dallo Stato la piena responsabilità sulla cosa pubblica perché, distratto dall’untore su cui scaricargli i problemi esistenziali, non lo chiama in causa a proteggere tutto il suo gregge. Saremmo noi nella nostra singolarità a doverci proteggere, come se uno Stato non esistesse.

A decidere è lo Stato, a discutere la nostra solitudine, quella delle persone bombardate dagli schieramenti mediatici posticci fatti di invidia e odio sociale, ottimi per alimentare il flusso di traffico, fondamentali per l’apparato, inutili per rispecchiare la realtà delle cose, dove i “no vax” non esistono e i “rigoristi” sono calciatori rari.

La questione sollevata dagli accademici (con Barbero a spalare il fango) è molto importante: se pago le tasse per iscrivermi all’università, io l’università la devo frequentare. Ma se lo Stato mi dà la libertà di non vaccinarmi si crea una contraddizione: come frequentarla senza diffondere il virus? Il punto è che è lo Stato che deve risolvere questa contraddizione, non tu che ti abboffi di articoli di giornale. La solitudine dell’analfabeta funzionale, la cui particolare condizione analfabetica non è niente di tragico, è reversibile e risolvibile solo dallo Stato. Ma noi ci sguazziamo, godiamo nel riconoscerli, ci piace polemizzarci, come ci piace dare elemosina, così che possiamo redimerci. E intanto lo Stato non sarà mai responsabilizzato a istruire adeguatamente le persone.

Lo Stato è assente nella discussione ma non di fatto (uno Stato che vaccina gratis e raddoppia il debito pubblico in un anno è un signor Stato). È assente il dibattito, cioè le posizioni razionali. È innegabile che il green pass operi una divisione tra cittadini di serie A e B. È innegabile perché io, da vaccinato col green pass, semplicemente non mi sento un cittadino di serie A, lo sono. Da vaccinato ho una dignità maggiore di un non vaccinato, e non per superiorità morale ma per vantaggio naturale, di specie. Questa questione viene completamente elusa perché di fatto siamo tutti d’accordo a volere una società come la champions league, dove le comunità minoritarie sono le squadre che non vi accederanno mai.

La tragedia è che omessa la discussione sul diritto universale alla salute, all’istruzione, alla libera circolazione, e lasciando la gente a discutere solo su chi è più stronzo, si depotenzia la pressione che le persone dovrebbero fare sullo Stato. Quando discutiamo di queste cose, essendo pieni di invidia e odio sociale, noi questa pressione ce la facciamo tra di noi. Lo Stato svanisce, non è nei nostri pensieri.

Per esempio, in un contesto in cui lo Stato debba vaccinare tutti, magari tramite l’obbligo per legge, a quel punto si potrebbe criticare il green pass come la lesione di una serie di diritti. Nell’esprimere questa opinione – invece di incazzarsi contro le mamme incinta degli scemi – ci si responsabilizza nel dibattito assumendo una posizione. Si esce allo scoperto, ci si espone: sono contro il green pass e a favore dell’obbligo vaccinale. E non è detto che non possa cambiare idea. È un inizio, un’opinione su cui sarebbe bello confrontarsi.

Il punto non è azzeccare l’opinione corretta, quella più ganza, il punto è responsabilizzare lo Stato nel dibattito e smetterla di responsabilizzare i singoli. Quando vivremo in un mondo senza Stato sarà giusto responsabilizzare i singoli, bacchettarli, plauderli, mortificarli, premiarli, coccolarli e picchiarli. Ma fino ad allora io le persone – che prese singolarmente sono stupide e intelligenti, perché sono persone – le lascio stare e pretendo uno Stato che le protegga.

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