Temo che questa solfa dell’ odio e dell’ amore ce la porteremo dietro ancora per un bel po’ , in tutta la sua insulsaggine. Perfino un gesto spiegabile solo clinicamente, come quello della signorina svizzera che ha fatto franare il corteo di Benedetto XVI, ha offerto il destro al presidente del Consiglio per mettere in guardia contro «l’ odio e l’ estremismo». Che esistano, in Svizzera, centrali dell’ odio? Che addestrino i loro adepti al balzo della transenna? Siamo forse di fronte a un gesto dimostrativo di una svizzera contro le guardie svizzere? E se così non è, perché non rimpiazzare i commenti a vanvera con un aureo silenzio? Gesti come questi (e come quello di Tartaglia) germinano dal rapporto abnorme, malsano, che la società dello spettacolo stabilisce tra le star e gli sconosciuti, tra i Divi e le nullità. Con la politica c’ entrano meno di zero, e se il nostro premier non è obbligato a leggere Guy Debord, o McLuhan, potrebbe almeno farsi ragguagliare da qualche amico psichiatra sulla devastazione mentale che, sui più fragili, l’ ipermediaticità può generare. Ci si occupi di più e meglio della cura della follia, che è un tema affascinante e fuori moda, piuttosto che blaterare di odio e amore come fossero bruscolini.
Citazioni
Io non sono un sognatore, sono uno che viene subito
su librinfaccia tutti ad aggiungere ste cazze di foto. tutti a fare gli album.
uagliù, lo abbiamo capito che andate alle discoteche e vi pigliate il mohito.
C’è un clima veramente esasperato.
Il messaggio di default nello status di FB è diventato “A cosa cazzo stai pensando?”
In tempi che ci piace tanto chiamare “bui” (c’è sempre un ragionevole motivo per dire che “questi sono tempi bui”), una bella canzone genuina e ingenua:
I can’t sleep when I think about the times we’re living in
I can’t sleep when I think about the future I was born into
Outsiders dressed up like Sunday morning
With no Berlin wall what the hell you gonna doIt’s a new year, I’m glad to be here
It’s a fresh spring, so let’s sing
In 2080 I’ll surely be dead
So don’t look ahead, ever look ahead
It’s a new year, I’m glad to be here
It’s a fresh spring, so let’s sing
And the moon shines bright on the water tonight
So we won’t drown in the summer soundIf you find me I’ll be sitting by the water fountain
Picket signs, letdowns, meltdown on Monday morning
But it’s alright, it’s alright, it’s alright, it’s alright
It’s alright
Cause in no time, they’ll be gone, I guess I’ll still be standing hereIt’s a new year, I’m glad to be here
It’s a fresh spring, so let’s sing
In 2080 I’ll surely be dead
So don’t look ahead, ever look ahead
It’s a new year, I’m glad to be here
It’s a fresh spring, so let’s sing
And the moon shines bright on the water tonight
So we won’t drown in the summer soundYeah, yeah, we can all grab at the chance to be handsome farmers
Yeah you can have twenty-one sons and be blood when they marry my daughters
And the pain that we left at the station will stay in a jar behind us
We can pickle the pain into blue ribbon winners at county contestsIt’s a new year, I’m glad to be here
It’s a fresh spring, so let’s sing
In 2080 I’ll surely be dead
So don’t look ahead, ever look ahead
It’s a new year, I’m glad to be here
It’s a fresh spring, so let’s sing
And the moon shines bright on the water tonight
So we won’t drown in the summer soundYeah, yeah, we can all grab at the chance to be handsome farmers
Yeah you can have twenty-one sons and be blood when they marry my daughters
And the pain that we left at the station will stay in a jar behind us
We can pickle the pain into blue ribbon winners at county contests
In tempi che ci piace tanto chiamare “bui” (c’è sempre un ragionevole motivo per dire che “questi sono tempi bui”), una bella canzone genuina e ingenua:
Heart beat sounding
Ricocheting in their cage
Thought I’d lose my balance
With the grounds bounce and sway
And all this violence
And all this goes away
And the vibes that rise like
Fireflies illuminate our playSome light being
Pulled you up from night’s party
Said clap your hands
If you think your soul is free
And the silence was astounding
‘cept some “Oh Lord!! Mercy Me’s”
And oh you can’t stop what’s comin’ up
You’re never gonna stop gonna live it up
And oh it’s gonna drop gonna fill your cup
And oh it’s gonna drop gonna fill your cupThe age of miracles
The age of sound
Well there’s a Golden Age
Comin’ round, comin’ round, comin’ roundGive it up
‘stead of grabbing for decay
What we viewed as gold
I believe pollutes this space
And its grace ascending
Like a snake up your tree
Up your happy ending understanding
All your s’pposed to beLet it move right in
Let it kiss your face
Let it sow your skin
In perpetual embrace
Like I said “Love’s Light is Laughter”
Like the sun spitting happiness into the hereafter
Oh here it comes like a natural disaster
Ah blowing up like a ghetto blaster
Ah here it comes, bring it faster
Ah here it comes, bring it fasterThe age of miracles
The age of sound
Well there’s a Golden Age
Comin’ round, comin’ round, comin’ roundLove, don’t you falter
Burning hearts
Dragged behind
The horses dancing on the altar
Hooves breaking Gods
To diamond dust and stars
And there you are…Now we’re all allowed to breathe
Walls dissolve
With the hunger and the greed
Move your body
You’ve got all you need
And your arms in the air stir a sea of stars
And oh here it comes and it’s not so farAll light beings
Come on now make haste
Clap your hands
If you think you’re in the right place
Thunder all surrounding
Aw feel it quake with the joy resounding
Palm to the palm you can feel it pounding
Never give it up you can feel it mounting
Oh its gonna drop gonna fill your cup and
Oh its gonna drop gonna fill your cupThe age of miracles
The age of sound
Well there’s a Golden Age
Comin’ round, comin’ round, comin’ roundThe age of miracles
The age of sound
Well there’s a Golden Age
Comin’ round, comin’ round, comin’ round
RT @FakeAPStylebook: Scientists are always “baffled,” never “intrigued,” “curious,” or “not giving a shit about this Bigfoot evidence.”
Qualche sera fa ero a cena con una mia amica che insegna giornalismo. A un certo punto l’ho scandalizzata. Da come ha reagito sembrava che avessi fatto proposte indecenti alla cameriera suonando l’inno nazionale italiano sui bicchieri con il coltello e la forchetta. Ma non avevo fatto nulla di tutto questo. Mi aveva chiesto se avevo letto un certo romanzo, e io le ho semplicemente risposto che non leggo un’opera di narrativa dal 1971.
Mentre mi guardava a bocca aperta, le ho spiegato che la mia decisione risale all’epoca in cui studiavo a Cambridge. Ero seduto nella mia stanza a leggere un romanzo, quando all’improvviso mi venne in mente che avrei usato meglio il mio tempo leggendo un libro di storia, la materia in cui mi stavo laureando. Misi da parte il romanzo e da allora non ne ho più aperto uno.
Per quanto possa sembrare strano, ne ero convinto, e lo sono ancora. M’interessano solo le cose successe veramente, e non ho voglia di leggere storie inventate. “Ma”, ha protestato lei, “a volte la narrativa rivela verità più profonde”. Mi avevano già fatto quell’obiezione. “Se la pensi così”, le ho risposto, “devo raccontarti la storia di Jimmy’s world“.
Jimmy’s world era il titolo di un articolo di cronaca apparso sulla prima pagina del Washington Post il 28 settembre del 1980. Cominciava così: “Jimmy ha otto anni ed è un eroinomane di terza generazione… Si droga da quando ne ha cinque… e tutti i giorni Ron, l’amante di sua madre, gli infila un ago nel braccio e fa cadere il povero bambino di quarta elementare in un sonno ipnotico”.
La notizia fece sensazione, la polizia e i servizi sociali della città cominciarono freneticamente a cercare il piccolo Jimmy per salvarlo. L’articolo era ben scritto, e qualche mese dopo vinse il riconoscimento più ambito dai giornalisti americani: il premio Pulitzer.
L’aveva scritto una giovane e ambiziosa cronista di nome Janet Cooke. Era nata a Toledo, in Ohio, e il quotidiano locale decise di scrivere un articolo sulla sua concittadina più famosa. Utilizzando le note biografiche che Cooke aveva fornito alla commissione del Pulitzer, il giornale telefonò alle università in cui diceva di aver studiato per le sue varie lauree. Tutte risposero che Janet Cooke non aveva studiato lì. A quel punto la redazione chiamò il Washington Post per chiedere spiegazioni. Il Post fece le sue indagini, ottenne le stesse risposte, e cominciò a suonare un campanello d’allarme. La direzione convocò Cooke per interrogarla.
Nel suo curriculum aveva dichiarato di parlare portoghese, e le chiesero di dire due parole in quella lingua. Non fu in grado di farlo. Le chiesero di mostrare ai colleghi del Post dove abitava Jimmy. Non poteva. Allora le chiesero di presentare qualche prova della sua storia. Non poteva fare neanche quello, e alla fine confessò che Jimmy era una sua invenzione. Rifiutò il premio Pulitzer e si dimise dal giornale.
Finito il racconto, ho fatto una domanda alla mia amica: “Se invece di uscire sulle pagine di un giornale questo articolo fosse stato pubblicato in un libro di racconti, dove sarebbe stata la verità più profonda?”. La mia amica mi ha risposto che la scrittrice aveva usato la sua fantasia per colpire i lettori e descrivere i terribili effetti della droga. Era un avvertimento, e l’immagine di un bambino di otto anni tossicodipendente era molto potente.
Dato che era altamente improbabile che esistesse un drogato così giovane, ho replicato che la storia non era potente ma assurda. Non conteneva nessuna verità perché era stata inventata. Era come il film su un processo che avevo visto in tv la sera prima. L’ho trovato abbastanza piacevole fino a quando non ho cercato notizie sul caso su Google e ho scoperto che lo sceneggiatore aveva cambiato alcuni punti essenziali della storia per renderli più vicini allo stereotipo delle fiction di questo genere, secondo cui il giudice crudele vuole assolutamente che l’imputata sia giudicata colpevole (in realtà il magistrato aveva ritenuto che le prove contro di lei fossero così inconsistenti da chiedere alla giuria di dichiararla innocente).
In conclusione, quello che penso della narrativa è che se un fatto o un personaggio sono plausibili, non ho alcun desiderio di leggere il frutto della fantasia di uno scrittore. Per me la fiction ha valore solo quando non cerca di riprodurre la realtà, quando supera i limiti di ciò che è fisicamente possibile e diventa una fantasia rivelatrice o commovente. Preferisco Pinocchio, il Canto di Natale di Dickens, o Mary Poppins a una storia che racconta di persone inventate in situazioni “reali”, o di persone reali in situazioni inventate.
Molti pensano che il mio rifiuto della narrativa sia insensato, e devo ammettere di non aver mai conosciuto nessuno che condivide il mio punto di vista. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori di Internazionale. Scrivete i vostri commenti sulla pagina di Facebook della rivista. E niente invenzioni, per favore.
L’ altra sera esco dal cinema, salgo in macchina e accendo la radio. Prima notizia: il presidente del Consiglio dice che siamo “sull’ orlo della guerra civile”. Seconda notizia, il Consiglio superiore della magistratura dichiara che il presidente del Consiglio è “un pericolo per la democrazia”. In tempi normali, e in un paese normale, un normale cittadino, udite quelle parole, si chiede se è il caso di dormire a casa oppure, con una barba finta, riparare nel più vicino motel per sfuggire ai rastrellamenti. Ma dai finestrini della mia macchina non vedevo passare autoblindo, e il silenzio della notte non era rotto da colpi di cannone e da sirene ululanti. Tanto è vero che, dieci secondi dopo, avevo già cambiato canale e guidavo sereno ascoltando Laura Pausini. Questo può significare due cose. La prima: accadono cose orribili e viviamo giorni tremendi, ma per assuefazione o per cinismo non ce ne rendiamo più conto. La seconda: non viviamo affatto cose orribili e giorni tremendi, solo una mediocre decadenza, e il clima da Ultimi giorni di Pompeiè solo un espediente retorico per farci credere che di fianco a noi stia passando la Storia. Sinceramente, non saprei dire quale dei due equivoci sia quello in atto. So solo che entrambi sono equivoci. Per questo ascolto Laura Pausini. – MICHELE SERRA
