La generazione dell’11 settembre sta arrivando

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Un pezzo della locandina di “Youth” (2015), di Paolo Sorrentino

Quando un avversario dice: ‘Non sarò mai dei vostri’,
io rispondo sereno: ‘Tuo figlio già appartiene a noi…
Tu passerai, ma i tuoi discendenti
militano adesso in un nuovo campo.
Tra poco non conosceranno altro che questa nuova comunità

Adolf Hitler nel 1933 (via)

Combattete con noi contro il vecchio sistema,
contro il vecchio ordine, contro le vecchie generazioni.
Siamo gli ultimi combattenti per la libertà,
combattete con noi per il socialismo,
per la libertà, e per il pane!

Volantino della Hitlerjugend, estate 1932 (via)


Quindi ci siamo. Quest’anno compiono quindici anni quelli nati l’11 settembre 2001. Sono giovani, sono belli, sono tonici, freschi e cresciuti a pane e repressione. Non soltanto una nuova generazione ma una generazione del tutto nuova, educata dalla società tenendo a mente quello che è successo a New York. Non è la gioventù tedesca che si opponeva alla vecchia Weimar autoritaria, né la gioventù italiana che si opponeva ai neanche tanto vecchi soldati del 1914-18, austeri e nostalgici. Niente di paragonabile alla massa di entusiasti di un secolo fa ma comunque giovane ed educata dalla società in modo sempre più totale, più di quanto si siano mai sognati di fare i governi nazionalsocialisti europei che di questa concezione del mondo basata sul controllo dei corpi e delle persone hanno fatto scuola.

Non sappiamo come vedrà il mondo, che linguaggio userà. È molto diversa da quella di un secolo fa ma non saprei dire come. So solo quello che ha vissuto: attentati, spostamento a destra della politica, dittatura dell’astratta economia finanziaria e un botto di iPhone. Ed è abituata ad avere risposte immediate, più immediate che mai. Ora è teenager, tra poco voterà (nel senso autodeterminante del termine, non per la materialità della cosa) e tra un altro po’ farà parte della ciurma di decisori e, chissà in che termini, dei difensori – come dice un mio collega – dell’Esistente.

Noi non possiamo che attestarne l’arrivo, più consapevoli forse della generazione a cavallo tra XIX e XX secolo. Perlomeno abbiamo letto il libro di Jon Savage sui giovani.

Sì, lo so, anche questa è un invenzione, quella della “generazione” e dei “giovani”. Non è che ogni 25 anni il mondo si rinnova, semmai si rinnova continuamente visto che la gente nasce continuamente. Ma intanto sono stati inventati. Una cosa è certa: abbiamo gente cresciuta dopo l’11 settembre che a breve parlerà e agirà. E questa è una novità.

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This dick ain’t free

In tempi di stepchild, qualunque sia il tuo ruolo la cosa importante è non confondere i generi, che restano due.

Il rap, generalmente, ha bisogno di una base stabile, monotona, per rappare, perché improvvisa. È una regola di simmetria. Se anche la base improvvisasse ne uscirebbe un brano difficile da digerire per le orecchie, poco gradevole, scombussolante.

In For free succede proprio questo. Kendrick Lamar rappa su una base sregolata e improvvisata. Perché?

Perché c’è un’inversione di ruoli, o meglio l’inversione di un ruolo. C’è una donna che manda a quel paese il suo uomo. Fottiti stronzo, non chiamarmi più. Allora lui che fa, non reagisce come un uomo ma come una donna. Ah, sì? Questo cazzo non è gratis bella. Ho bisogno di quaranta acri e un mulo, non di quaranta briciole e un pitbull del cazzo. Genital’s best friend, this dick ain’t free. Now my dick ain’t free.

La cosa è spiazzante. Lei ci resta di stucco e lui non può che recitarla effeminata questa parte. Srotola un elenco di fatti di cui è stufo, lui povero negro con aspirazioni emancipatorie, come tutti i negri, che ha le palle piene di soddisfare il desiderio di libertà come fosse un capriccio femminile. Parole su una base musicale a cascata e apparentemente caotica come solo il jazz sa fare. Parole però sulla bocca del genere sbagliato quando dall’altro lato c’è lo stesso genere. Now my dick ain’t free.

È una questione di simmetria. Che sia donna o uomo chi parla, si deve avere la possibilità di speculare: dall’altra parte ci deve essere l’altro genere, che sia donna o uomo.

Di fronte a questa violazione della simmetria, lei, dopo tutta sta tiritera isterica, ristabilisce in una frase l’ordine delle cose, sentenziando chiaro e tondo che solo lei ha il potere della fessa, non esiste il potere del cazzo. L’uomo non ha niente da negoziare, solo da offrire:

Ora ti faccio fottere da Zio Sam bello, tu non hai alcun re.

Marx: “Non siamo abbastanza pigri”

Intervista al politologo tedesco. “Matrix mi è piaciuto molto”

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Potremmo già non lavorare più, nessuno, e vivere tutti nell’ozio, lasciando fare tutto alle macchine. Ma come potremmo arricchirci altrimenti, accumulare e mantenere privilegi? Così abbiamo avuto la genialata di far diventare gli operai macchine: devono avere il ritmo sempre più vicino possibile a quello di una macchina, devono lavorare più di quando lavoravano senza macchine! Il mondo è connesso ma cazzo non abbiamo un minuto libero. Sembrerebbe un paradosso ma tutto si spiega col fatto che lasciando lavorare le macchine poi noi non avremmo nulla da fare.

Poi dite che Matrix è un brutto film.

È la fine della storia. Siamo alle soglie della fine della storia ma non vogliamo farla finire, vogliamo continuare a fare economia come ci piace a noi

Karl Marx intervistato da Tiziano Terzani, La Repubblica 18 brumaio 1973


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