Roberto Bellarmino, eliocentrista

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«Dico che mi pare che V. P. et il Sig.r Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il Copernico. Perché il dire, che supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte le apparenze meglio che non porre gli eccentrici e gli epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma voler affermare che realmente il sole stia nel centro del mondo, e solo si rivolti in sé stesso senza correre dall’oriente all’occidente, e che la terra stia nel terzo cielo e giri con somma velocità intorno al sole, è cosa molto pericolosa non solo d’irritare tutti i filosofi e theologi scholastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante».

Roberto Bellarmino scrive al provinciale dei Carmelitani di Napoli Paolo Antonio Foscarini, in Opere, pp. 171 e ss, citato in Arthur KoestlerI sonnambuli, storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 2010, pp. 439-440.

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Possiamo vedere qui all’opera un fatto straordinario: come la Chiesa abbia in un certo senso, in virtù proprio del suo autoritarismo dogmatico, spinto la scienza a diventare dimostrabile e verificabile empiricamente, in una parola ad essere la scienza moderna che tutti noi riconosciamo, scollandola da quella che Bellarmino, riflettendo lo spirito dell’epoca, chiamava mathematica.
La mathematica è costituita da ipotesi non necessariamente dimostrabili. La scienza esatta è al contrario tale perché, grazie proprio al potente strumento della matematica (però senza “h”, ovvero quella del calcolo infinitesimale), rende possibile all’ipotesi di essere dimostrabile, quindi riproducibile, riproducibile a tal punto da render possibile la previsione degli eventi sulla base della conoscenza esatta dei fenomeni che li compongono (la scienza astronomica di allora aveva fatto enormi progressi con Tycho Brahe e Keplero, ma essendo solo “mathematica” stentava ancora nel prevedere i movimenti celesti).
La Chiesa, all’epoca del Sant’Uffizio, era circondata da eliocentrici, anche all’interno, si pensi ai domenicani (Giordano Bruno era domenicano). Ma le teorie che avrebbero dovuto dimostrare la certezza dell’ipotesi eliocentrica male si accordavano con la realtà delle cose. Salvavano i fenomeni, come dice lo stesso Bellarmino, semplificavano le cose, ma erano ancora piene di epicicli.
Bellarmino, almeno in questa lettera indirizzata a Foscarini, non rifiuta l’eliocentrismo perché falso, ma solo in quanto si tratta di un’ipotesi di lavoro appunto mathematica, quindi impossibile da dimostrare.
L’oscurantismo della Chiesa ha spinto la stessa neonata scienza moderna di allora ad essere non solo semplice (l’ellisse è molto meglio dell’epiciclo) ma anche esatta, affinché le sue argomentazioni fossero inconfutabili a tal punto da essere inattaccabili dalla Sacre Scritture. Una scienza esatta a tal punto da poter fare a meno delle Sacre Scritture, da essere indipendente dalla religione. Anzi capace, purtroppo, di demolirla fino a sostituirsi ad essa.

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Il giudizio di Lutero su Copernico

Si parla di un nuovo astrologo che vuol dimostrare che la Terra si muove invece del cielo, del Sole e della Luna, come se un uomo su un carro o in barca pretendesse che non si muove di posto ma che sono la Terra e gli alberi che viaggiano. Ma è così al giorno d’oggi: quando un uomo vuol fare il furbo, bisogna che inventi qualcosa e il suo modo di fare deve essere necessariamente il migliore. Questo imbecille vuol mettere con i piedi per aria tutta l’arte della astronomia. Solo che, e la Sacra Scrittura ce lo dice, è al Sole che Giosuè ha ordinato di fermare e non alla Terra

Martin Lutero, Discorsi a tavola, Walch, p. 2260, in Arthur KoestlerI sonnambuli, storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 2010, p. 151.

La psicoanalisi ha ucciso la scienza

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«Né l’ignoranza né le minacce di un’immaginaria inquisizione alessandrina possono spiegare perché gli astronomi greci, dopo aver scoperto il sistema eliocentrico, gli voltarono le spalle. Cicerone, Plutarco, Macrobio, sapevano che il Sole governa i movimenti dei pianeti; al tempo stesso, tuttavia, rifiutavano di ammettere questo fatto. O forse è questa irrazionalità che ci fornisce la chiave del problema, obbligandoci a rinunciare all’abitudine che abbiamo di trattare la storia della Scienza in termini puramente razionali. Perché ammettere che gli artisti, i conquistatori, gli uomini di stato obbediscano a motivi irrazionali e rifiutarlo soltanto agli eroi della scienza? Gli astronomi post-aristotelici negavano e affermavano ad un tempo il dominio del Sole sui pianeti; la ragione cosciente ha un bel respingere questo paradosso, è connaturato all’inconscio simultaneamente affermare e negare, dire di sì e di no alla stessa domanda, in qualche modo sapere e non-sapere».

Arthur KoestlerI sonnambuli, storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 2010, pp. 74-75.

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Nella foto, gli epicicli e i deferenti di Tolomeo.

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Una delle chiavi per comprendere la rivoluzione che ha apportato la “scoperta dell’inconscio”, o la nascita della psicoanalisi come scienza, consiste nel ruolo che assume la scienza moderna dopo la morte del positivismo.
Come tutte le morti eccellenti, dall’eroe rivoluzionario all’eroe mitico, ogni morte non costituisce una dipartita. Dio è forse morto più di un secolo fa, nel 1882, o addirittura duemila anni fa. Eppure ciò non toglie che esso continui a persistere, a insistere, diciamo in un certo senso ad esistere. La morte in questi casi, riguardi Dio o l’iDeologia della positivismo, non attiene a chi muore, ma a chi vi assiste. La morte di un Illustre (religione o ideologia) è sempre per noi (come può un dio morire?), mai per lui. In altre parole, la morte in questi casi non è la fine di niente fintantoché non ci se ne rende conto.
Cosa ha ucciso la psicoanalisi? La scienza, proprio nel momento in cui ha reso scientifico lo studio di qualcosa che non è possibile osservare oggettivamente: il soggetto. La psicoanalisi ha rivoltato come un guanto il metodo scientifico, costringendolo a ripiegarsi su se stesso, osservando il suo stesso metodo, la sua oggettività. E’ impossibile fare della psicoanalisi una scienza esatta, eppure ha un metodo comprovato, collaudato ed efficace, con la differenza, rispetto alla scienza tout-court (quella dei laboratori e dell’osservazione di oggetti inerti), che non ha una fine: non si “guarisce” dai propri sintomi nevrotici o psicotici, altrimenti uno psicoanalista non sarebbe niente di diverso da un medico (un neurologo?). Ciò che la psicoanalisi garantisce, ed è già un grande successo, è lavorare sui propri sintomi.
Così, dichiarare la morte della scienza, come di Dio o di un’ideologia, non comporta niente di apocalittico. La morte della scienza non è la sua fine (si continuerà a credere, chissà per quanto, all’oggettività per intendere il sapere autentico), soltanto una nuova consapevolezza del suo ruolo: sappiamo oggi che è un metodo conoscitivo come un altro, anche se non tutti lo sanno, come l’inconscio, che è qualcosa di cui si sa che non sappiamo nulla.
Koestler, tracciando una storia della scienza, mostra come non ci sia alcun cammino verso l’oggettività, così come non c’è alcun progresso, semmai una pratica soggettiva che va convalidata dalla collettività, altrimenti non vale niente.

ps: la morte di Dio e della scienza è un’ottima notizia per il comunismo o più in generale per le pratiche politiche di emancipazione. Esperto di fallimenti, il comunismo, pur essendo morto, ha ancora tanto da dire, e ne avrà forse per sempre -come appunto Dio e la scienza- soprattutto in un periodo come questo, pieno zeppo di capitalismo.