La psicoanalisi ha ucciso la scienza

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«Né l’ignoranza né le minacce di un’immaginaria inquisizione alessandrina possono spiegare perché gli astronomi greci, dopo aver scoperto il sistema eliocentrico, gli voltarono le spalle. Cicerone, Plutarco, Macrobio, sapevano che il Sole governa i movimenti dei pianeti; al tempo stesso, tuttavia, rifiutavano di ammettere questo fatto. O forse è questa irrazionalità che ci fornisce la chiave del problema, obbligandoci a rinunciare all’abitudine che abbiamo di trattare la storia della Scienza in termini puramente razionali. Perché ammettere che gli artisti, i conquistatori, gli uomini di stato obbediscano a motivi irrazionali e rifiutarlo soltanto agli eroi della scienza? Gli astronomi post-aristotelici negavano e affermavano ad un tempo il dominio del Sole sui pianeti; la ragione cosciente ha un bel respingere questo paradosso, è connaturato all’inconscio simultaneamente affermare e negare, dire di sì e di no alla stessa domanda, in qualche modo sapere e non-sapere».

Arthur KoestlerI sonnambuli, storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 2010, pp. 74-75.

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Nella foto, gli epicicli e i deferenti di Tolomeo.

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Una delle chiavi per comprendere la rivoluzione che ha apportato la “scoperta dell’inconscio”, o la nascita della psicoanalisi come scienza, consiste nel ruolo che assume la scienza moderna dopo la morte del positivismo.
Come tutte le morti eccellenti, dall’eroe rivoluzionario all’eroe mitico, ogni morte non costituisce una dipartita. Dio è forse morto più di un secolo fa, nel 1882, o addirittura duemila anni fa. Eppure ciò non toglie che esso continui a persistere, a insistere, diciamo in un certo senso ad esistere. La morte in questi casi, riguardi Dio o l’iDeologia della positivismo, non attiene a chi muore, ma a chi vi assiste. La morte di un Illustre (religione o ideologia) è sempre per noi (come può un dio morire?), mai per lui. In altre parole, la morte in questi casi non è la fine di niente fintantoché non ci se ne rende conto.
Cosa ha ucciso la psicoanalisi? La scienza, proprio nel momento in cui ha reso scientifico lo studio di qualcosa che non è possibile osservare oggettivamente: il soggetto. La psicoanalisi ha rivoltato come un guanto il metodo scientifico, costringendolo a ripiegarsi su se stesso, osservando il suo stesso metodo, la sua oggettività. E’ impossibile fare della psicoanalisi una scienza esatta, eppure ha un metodo comprovato, collaudato ed efficace, con la differenza, rispetto alla scienza tout-court (quella dei laboratori e dell’osservazione di oggetti inerti), che non ha una fine: non si “guarisce” dai propri sintomi nevrotici o psicotici, altrimenti uno psicoanalista non sarebbe niente di diverso da un medico (un neurologo?). Ciò che la psicoanalisi garantisce, ed è già un grande successo, è lavorare sui propri sintomi.
Così, dichiarare la morte della scienza, come di Dio o di un’ideologia, non comporta niente di apocalittico. La morte della scienza non è la sua fine (si continuerà a credere, chissà per quanto, all’oggettività per intendere il sapere autentico), soltanto una nuova consapevolezza del suo ruolo: sappiamo oggi che è un metodo conoscitivo come un altro, anche se non tutti lo sanno, come l’inconscio, che è qualcosa di cui si sa che non sappiamo nulla.
Koestler, tracciando una storia della scienza, mostra come non ci sia alcun cammino verso l’oggettività, così come non c’è alcun progresso, semmai una pratica soggettiva che va convalidata dalla collettività, altrimenti non vale niente.

ps: la morte di Dio e della scienza è un’ottima notizia per il comunismo o più in generale per le pratiche politiche di emancipazione. Esperto di fallimenti, il comunismo, pur essendo morto, ha ancora tanto da dire, e ne avrà forse per sempre -come appunto Dio e la scienza- soprattutto in un periodo come questo, pieno zeppo di capitalismo.

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