E’ la curiosità; la sola semplice curiosità, comunque, che meriti di essere praticata con una certa ostinazione: non già quella che cerca di assimilare ciò che conviene conoscere, ma quella che consente di smarrire le proprie certezze […]. Mi si potrà obiettare che questi giochetti personali è meglio lasciarli dietro le quinte. Ma che cos’è la filosofia, oggi, se non è lavoro critico del pensiero su se stesso? […] Vi è sempre un che di derisorio nel discorso filosofico quando pretende, dall’esterno, di dettar legge agli altri […]. La “prova” è il corpo vivo della filosofia, vale a dire un‘“ascesi”, un esercizio di sé, nel pensiero

Michel Foucault, Storia della sessualità – l’uso dei piaceri. Feltrinelli, Milano 2011, pp. 13-14. 

Disprezzo e voyeurismo

I feeds di facebook su Sanremo che parecchi miei contatti hanno lanciato in questi ultimi quattro giorni rispecchiano l’opinione (pubblica) che ha sempre contraddistinto il festival da quando sono nato: disprezzo e voyeurismo, snobismo e compiacimento. Un’ambiguità che mostra come l’inconscio collettivo italiano sia convinto, dopo così tanti anni, che Sanremo “rappresenti” ancora l’Italia. L’errore più grande non è quello di credere che un’avanspettacolo di musica pop dalla bassa qualità possa contenere qualcosa che possa definirsi italiano, ma quello di continuare a credere ancora che una cultura nazionale si possa esprimere attraverso la televisione.