Edward Snowden, umanista illuminista

Edward Snowden e Glenn Greenwald

Edward Snowden e Glenn Greenwald

Ricordo com’era internet prima che fosse sotto osservazione. Non è mai esistita nella storia dell’uomo qualcosa del genere. Potevi avere discussioni alla pari con ragazzini dall’altra parte del mondo, in cui si sapeva che gli era garantito lo stesso rispetto per le loro idee e conversazioni. Specialisti dall’altra parte del mondo, su qualunque argomento, ovunque, in qualunque momento, tutte le volte. Era libero e senza limiti.

Ne abbiamo visto l’effetto spaventoso, il suo raffreddamento e il cambiamento di quel modello verso qualcosa in cui le persone autocontrollano i propri punti di vista, e letteralmente fanno le proprie battute sul finire su una lista nera se si donassero a una causa politica, se dicessero qualcosa in una discussione. È diventato naturale sentirsi osservati.

Molte persone con cui ho parlato mi dicono di come fanno attenzione a cosa scrivono nei motori di ricerca, perché sanno che viene archiviato, e questo limita i confini della loro esplorazione intellettuale.

Sono maggiormente disposto a rischiare l’imprigionamento o qualunque altro esito negativo personale, di quanto sia disposto a rischiare la riduzione della mia libertà intellettuale, e quella di quelli intorno a me, per i quali tengo egualmente come tengo per me stesso. Non significa che mi stia autosacrificando, perché tutto ciò mi restituisce qualcosa, mi fa sentire bene nella mia esperienza umana sapere che posso contribuire al bene degli altri

Edward Snowden risponde alla prima domanda di Glenn Greenwald: se il tuo interesse è di vivere in un mondo in cui ci sia massima privacy, fare qualcosa che potrebbe farti finire in prigione, in cui la tua privacy viene completamente distrutta è un po’ in antitesi con tutto ciò. Come sei arrivato al punto in cui hai pensato che ne valesse la pena? in Citizenfour.

Citizenfour di Laura Poitras è un documento straordinario che testimonia la ragion d’essere del giornalismo: cane da guardia che non determina democrazia ma vi partecipa e basta. Il presupposto del giornalismo è la democrazia, non il contrario: bisogna già vivere in un paese libero per aprirsi un giornale, non il contrario. È una differenza sottile, utile per comprendere il ruolo del quarto potere, senza confonderlo con i mass-media, di cui il giornalismo è una parte dell’insieme. Altrimenti crederemmo che basti un’inchiesta per cambiare le cose, quando queste cambiano con l’azione politica, che col giornalismo c’entra come la specie col genere.

Non basta scoprire i metadati per far sparire i cattivi. Lo scoop del secolo del Guardian ci ha fatto soltanto scoprire che attualmente i buoni non governano, e forse mai lo faranno. Questo è il giornalismo: toglie il velo, rende il re nudo, ma il re può governare come gli pare finché ci riesce. Il potere non ha pudore. Giornalismo è in-formare: mettere in forma quello che si sa per farlo sapere anche agli altri. Non mette in pratica la libertà di espressione, generica definizione che ti porta a insultare Maometto come a dire che la terra è ferma, ma dà immediatamente, nel momento in cui si legge una notizia, la libertà di pensare.

La libertà di espressione è poca cosa, una banale libertà di dire cose tanto sensate quanto insensate, di insultare quanto di giudicare. La libertà dell’uomo non è questo vociare indistinto, questa è la libertà di ululare dell’animale, che pure appartiene all’uomo, ma non è tutto ciò che fa di un uomo un uomo. La libertà di espressione appartiene anche al cane, ma io coi cani non ci discuto. La libertà umana è invece un passo in più oltre questa condizione, una scelta di azione, di messa in pratica, che ognuno prende su di sé: la libertà di ragionare e fare, di non dire cazzate. Tremendamente difficile. Come afferma Snowden, è la libertà intellettuale. Non siamo tutti uguali, davvero c’è una sostanziale differenza tra gli uomini, una darwinistica varietà di specie, ma tutti abbiamo lo stesso cervello, la stessa intelligenza, di cui ne siamo responsabili, di cui dobbiamo esserne degni. Una sostanziale varietà dei corpi di fronte a un’assoluta identità di cervelli. E questo scompagina un po’ il naturale ordine darwinistico delle cose.

L’eguaglianza delle intelligenze è il legame comune del genere umano, la condizione necessaria e sufficiente affinché una società d’uomini possa esistere

Jacques Rancière, Il maestro ignorante, Mimesis.

Ecco il passo in più da fare: bisogna rinunciare alla tolleranza verso chi non usa la ragione, verso chi non ha il coraggio di conoscere. Il che non significa fare fuori chi è stupido, soltanto insegnargli a ragionare.

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Evelyn Beatrice Hall (non Voltaire)

Che cosa terribile e ipocrita da dire: non ti sopporto, ma la perbenista società dei costumi mi costringe a sorriderti. Non vi dà questa idea? Mi sembra di dover difendere il diritto di una persona a restare un fesso. Io difenderò il diritto di quella persona ad usare meglio il suo cervello o a studiare le cose che non sa, ma mai difenderò il suo diritto a vociare cazzate se so che quello che dice è frutto di mancata riflessione, di ignoranza. Poi se stiamo discutendo dei sistemi pensionistici, del finanziamento a un’opera, insomma di pratiche democratiche di discussione politica, possiamo non essere d’accordo perché non sappiamo gli effetti delle nostre decisioni, ma anche in questo caso strapparsi i capelli e chiamare in causa la propria vita affinché l’altro mi dica la sua in ogni caso mi sembra un po’ esagerato, perché tanto a passare sarà una delle due posizioni, mica la somma magica delle due. Lo spirito di tolleranza a oltranza non mette al centro quello che dello spirito dell’illuminismo fa luce: la ragione. Il diritto per Sheikh Bandar al-Khaibari di affermare che lui in Cina in aereo non ci arriva se la terra gira è il suo dovere di ritornare a scuola, ma questa volta aprendo i manuali di storia della scienza e i saggi dei filosofi, piuttosto che limitarsi a studiare un solo libro religioso. Io la libertà di dire che la terra è ferma a quello non gliela do, in nome di una libertà di capire perché non è vero che la terra è ferma.

Sapere aude! Siamo tutti uguali in quanto esseri umani dotati di ragione, il che è una definizione universale e insieme particolare, qualcosa di più di quella massima universale e inconsistente della libertà di espressione. Libertà di espressione è foglia di fico per colonialisti, libertà intellettuale è impegno morale ad essere giusti, perché abbiamo un cervello che ci fa capire il mondo. Se avessimo soltanto il diritto di esprimerci, potremmo ridurre il tutto alla libertà di ululare feeds su facebook. Invece, se avessimo anche il diritto di usare il cervello sarebbe molto più difficile controllare una massa di acculturati (magari pure culturisti che ti fanno un culo così).

Dalla riflessione profondamente umana di un ex militare, che per ragioni che forse non sapremo mai decide di rinunciare alla famiglia e alla donna che ama, emergono due cose.

1. Una potenza intellettuale formidabile, degna del miglior illuminista. Sì, è vero, il potere del controllo dei corpi e delle identità che determina l’archiviazione e l’analisi dei metadati rende dispotiche e paranoiche le relazioni sociali, lo sanno tutti quelli che usano i social network. Ma Snowden osserva acutamente che ciò che fa la differenza tra l’Internet ingenuo e libero degli anni ’90 da quello capitalista del XXI secolo non è il semplice controllo, ma la limitazione della libertà intellettuale. Come se Snowden ci stesse dicendo che Internet oggi è diventato un regime formale, una sala da thé castrata che non lascia libera energia al pensiero, o meglio, come dice Snowden, all’«esplorazione intellettuale». Snowden dice le stesse cose che affermava più di due secoli fa Kant quando polemizzava con Jacobi.

In verità si è soliti dire che un potere superiore può privarci della libertà di parlare o di scrivere, ma non di pensare. Ma quanto, e quanto correttamente penseremmo, se non pensassimo per così dire in comune con altri a cui comunichiamo i nostri pensieri, e che ci comunicano i loro? Quindi si può ben dire che quel potere esterno che strappa agli uomini la libertà di comunicare pubblicamente i loro pensieri li priva anche della libertà di pensare, cioè dell’unico tesoro rimastoci in mezzo a tutte le imposizioni sociali, il solo che ancora può consentirci di trovare rimedio ai mali di questa condizione

Immanuel Kant, Che cosa significa orientarsi nel pensiero, Adelphi.

2. Una potenza umanistica formidabile, una cognizione della natura umana degna del miglior rinascimentale di corte. Nella risposta a Greenwald, Snowden è molto più sincero di quanto sembri. Non ha sacrificato la sua vita, in realtà non ha sacrificato proprio nulla. Il suo non è propriamente un sacrificio, perché nel sacrificare la sua di libertà ottiene qualcosa di più grande, «sapere che posso contribuire al bene degli altri». Il che sembra pura retorica buonista, ma ascoltiamo (per chi ha il video) o rileggiamo quello che dice: «mi fa sentire bene [I feel good] nella mia esperienza umana sapere che posso contribuire al bene degli altri». Ciò che guida Snowden è un egoismo di specie: sa che una volta toltosi questo peso, quello di far sapere a tutti cose che pochi sanno, si sentirà degno di essere un uomo. Tutto ciò lo fa sentire bene, non male. Dovreste sentire come dice I feel good, guardatevi Citizenfour e ditemi se non sembra James Brown. I feel good, as a mankind.

Snowden è cresciuto a Fort Maude, in Pennsylvania. È sempre stato un militare. Sentirlo parlare è vedere un militare che pensa. Probabilmente ciò che lo ha spinto a parlare è la frustrazione che genera questo mondo in cui è cresciuto, dove “sai già cosa succederà domani”, dove i rapporti sono gerarchici e il controllo è la prima forma di sicurezza delle persone e le cose. «È una sensazione inusuale che è piuttosto difficile da spiegare, da descrivere o comunicare con le parole» spiega il ragazzo chiuso da settimane in una stanza di albergo di Hong Kong, riflettendo sul suo stato d’animo a due giorni dall’uscita dei primi due articoli sul Guardian e il Washington Post.

Non sapere cosa stia per succedere nei prossimi giorni, nelle prossime ore, la prossima settimana, fa paura ma allo stesso tempo è liberatorio.

È un militare che ragiona e che scopre un mondo che non è una caserma:

La pianificazione riesce molto più facile perché non hai tutte quelle variabili da tenere nel piatto, puoi solo agire, e poi agire di nuovo

Magari lo ha fatto per vanità, un magico momento in cui l’egoismo narciso è indistinguibile da un puro gesto di altruismo. E questo, lasciatemelo dire, è proprio dell’uomo. Sublime.

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