Chi sono i terroristi/2 – Il funerale dell’Europa

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Questo corteo funebre per gli attentati di Charlie Hebdo è ambivalente. Inquietante. Cecchini sparsi sui tetti scortano i leader del mondo fino al loro ritorno in auto che le faranno marciare blindatati e solitari verso l’Eliseo. Poi il vero corteo, quello fatto di persone, potrà marciare liberamente.

Una schiera di incravattati in nero, silenziosi. Abituati come sono a protocollare i loro incontri, deve essere stata un po’ imbarazzante la cosa. È un po’ il funerale dell’Europa, ma di quale? Il funerale di quell’idea di Europa greco-classica ecumenica? laica?, illuminata?, che mai abbiamo neanche provato a costruire?

Obama non c’era. Ed è giusto che sia così. Sono affari nostri.

Sarebbe bello costruire da domani proprio quell’Europa ecumenica al limite dell’euroasiaticità con tutte quelle bandiere palestinesi e turche che sventolavano oggi a Parigi. Possiamo dirci anti-imperialisti e volere un’Europa che la faccia finita con questo eterno dopoguerra, che sia una volta per tutte indipendente dagli Stati Uniti, per poi renderci conto che il colonialismo lo abbiamo inventato noi e loro stanno solo prendendo esempio dai padri.

La verità è che siamo depressi. Un attentato così arriva per darci il colpo di grazia in un momento in cui sono anni che chiudiamo gli occhi di fronte alla necessità di costruire un’alternativa a questo modello economico liberal-coloniale. Assassini europei che uccidono europei. European fighters, altro che foreign. Non è certo la prima volta che succede e non è certo perché c’è uno scontro di civiltà in atto con nemici lontani e indefiniti, al massimo che queste civiltà in scontro ci appartengono, che un po’ ce la siamo cercata. Ma togliamoci dalla bocca la parola civiltà per piacere, che è una cosa che si coltiva, quando l’abbiamo usata per di più per falciare. Questo terrorismo non è causa del “male”, ma effetto di qualcosa che non vogliamo vedere, perché sarebbe l’orrore, la messa in discussione di tanto benessere economico mascherato da Occidente. Ma sono opinioni che l’opinione pubblica neutralizzerà nell’anti-europeismo fascista.

Ci attendono altri anni di psicosi del controllo, di pratiche immunitarie militari per difendere un corpo politico in perenne crisi. Gli aeroporti esacerberanno la loro isteria. E Snowden che cacchio si è sacrificato a fare?

Funerali simbolici come questo non sono come i funerali reali, dove ci sono corpi di cui occuparsi. Possono durare tantissimo, si può vivere morendo se non hai corpo. Come il capitalismo, che della crisi semplicemente se ne frega perché già gli appartiene. Ci convinceremo che le pratiche immunitarie sono la soluzione – le stesse che si esercitano sulle banlieue, sugli invisibili e gli inesistenti – quando sono la causa di quello da cui crediamo di doverci difendere.


Per approfondimenti sulle fonti di questo editoriale. Alain Badiou, Il risveglio della storia. Roberto Esposito, Immunitas.

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