Giovinezza

Perché i giovani? Se fossi una grande testata non esiterei un attimo ad aprire un dibattito su questo argomento. Giorgia Meloni ieri ha detto, riferendosi al neogoverno Monti: “Ma un ministro che avesse meno di 55 anni? Troppo, forse”. Lei l’ha detto perché deve dirlo, perché a dire “giovani” non si sbaglia mai. Un po’ come dire “ambiente”. Ma sono parole vuote. Giovane è una parola vuota qui in Italia. Dove l’età media è bassa neanche si parla di “giovani”, perché si rischia solo di parlare al vento. Un paese giovane, con un governo dalla bassa età media, è una diretta conseguenza culturale. Un’amministrazione, qualunque amministrazione, con un’età media bassa non parla di “giovani”, fa solo buona amministrazione: giovane è una conseguenza, è il contenitore, non il contenuto. Qui in Italia non si parla di buona amministrazione ma di giovani, senza preoccuparsi di sapere dove siano i vantaggi di un concetto che non esiste. Così si discute grottescamente di giovani come fosse una categoria sociale. C’è l’operaio, l’insegnante, il libero professionista, e il giovane. Si parla di “loro”, ma loro chi? Giovani come fosse pensione, sanità, trasporto, scuola. Perciò domando socraticamente agli italiani: perché c’è bisogno dei giovani? 

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