La banalità poco raccontata

Nella banalità del male non è il male a essere banale ma il malvagio. E’ una differenza importante. Per capire cosa sia questo malvagio l’ingenuo dei cartoni animati può essere istruttivo. Come ci insegna la psicologia applicata al cinema, il mondo dei Looney Tunes è pre-edipico: «[i soggetti dei cartoni animati] non conoscono la morte, non conoscono neppure la sessualità, la sofferenza, inseguono semplicemente le loro velleità orali, egotistiche, come gatti e topi dei cartoni animati. Li fai a pezzi e loro si ricompongono. Non c’è finitezza, non c’è mortalità. C’è il male, ma è un male ingenuo, buono. Sei semplicemente egotista: vuoi mangiare, vuoi colpire l’altro. Non esiste una colpa vera e propria» (Slavoj Žižek). I desideri sono quelli infantili, precedenti ogni istinto libidinoso. Attenzione però, questa dimensione non è innocente perché pre-edipica (i bambini sanno essere molto crudeli d’altronde) ma perché non c’è finitezza. Le azioni non hanno ripercussioni realistiche, se le avessero Willy il Coyote dovrebbe esser già morto da un pezzo sotto i massi che tenta di lanciare contro beep beep e che puntualmente gli cadono addosso. L’ingenuità del cartone animato è data dalla sua mancanza di finitezza, non da un’ingenuità propria dei personaggi. Se vivessi in un mondo in cui non si muore farei cadere un sacco di pianoforti in testa agli amici anche se, in un mondo reale dove vivi senza morire, scherzi del genere non avrebbero lo stesso effetto che in un cartone. Il cattivo animato è ingenuo e la sua pericolosità si limita a quella di un innocuo rompiscatole in un mondo senza finitezza. Ma cosa succederebbe se Gargamella entrasse nel mondo reale? O meglio, se centinaia di migliaia di Gargamella, Willy il Coyote e Tom lavorassero al servizio di uno stato totalitario? Avremmo tanti Adolf Eichmann? Non credo. C’è una bella differenza tra lui e Gargamella. Primo, Gargamella sapeva quello che faceva, Eichmann no. Un Gargamella SS si fermerebbe e direbbe “Hey! Le regole sono cambiate! Non faccio del male alle persone!”. Eichmann non si rendeva conto delle terrificanti conseguenze delle sue azioni, non si immedesimava nei deportati e confidava nell’opinione di gente più istruita di lui. Così non sono i cattivoni dei cartoni ad essere ingenui, banali, ma Eichmann e tutti gli altri burocrati come lui. Ingenui carnefici inconsapevoli che agivano senza riflettere davvero su cosa stessero facendo non potendone vedere direttamente, da burocrati quali erano, gli effetti. In realtà questo confronto tra cattivoni animati e cattivi reali non porta da nessuna parte. Non c’è storia. Gargamella vince: è molto più intelligente di Eichmann. La tragedia è che Gargamella e gli altri come lui non esistono e incarnano una figura presente da sempre da che si raccontano storie. Invece il mediocre Eichmann e tanti altri come lui sono sempre esistiti e purtroppo vengono raramente raccontati nella loro verità come banali individui, mentre sono più spesso rappresentati come poco realistici mostri assetati di sangue. Non bisogna essere necessariamente demoni o nazisti per incarnare il male. Non è un caso che l’adesione di Eichmann al nazionalsocialismo è stata, come racconta la Arendt, senza convinzione, su consiglio di un amico (una modalità di partecipazione non molto diversa da quella di molti miei coetanei che scelgono l’Arma e l’Esercito come alternativa ad un lavoro precario o alla disoccupazione). Non bisogna essere scaltri e intelligenti per contribuire inconsapevolmente al proprio sprofondamento, è sufficiente essere ingenui e senza appassionate aspirazioni. Non importa quale periodo storico sia, nazionalsocialista europeo della prima metà del novecento o populista italiano a cavallo tra il XX e il XI secolo. E’ sempre l’ingenuità quella di cui una lobby/classe politica ha bisogno al suo fianco per comandare. Purtroppo questi servi ingenui non sono dei Sir Biss, ma tanti Gasparri: buffi, squallidi, ignoranti, sfigati e potentissimi aiutanti del boss. Certo è alquanto semplicistico appiattire Eichmann su Gasparri, senza contare che il primo è un genio a confronto del secondo. Purtroppo questi due personaggi hanno molte cose in comune, a cominciare dalla mancanza di una consapevolezza critica. E così un nazista può essere Arendtianamente banale quanto un berlusconiano, la sostanziale differenza la fa la storia. Allora mi domando: se il Giorno della Memoria è importante “per non dimenticare”, per scongiurare la possibilità di un “ritorno delle cose”, perché non istituire anche un “Giorno della Banalità” con cui ricordare gli imbecilli, gli inconsapevoli, gli ingenui, i banali uomini di potere così da esorcizzarli nella loro verità

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