«C’è quest’altra favola: io non sono della tua idea ma mi batto fino alla morte perché tu possa esprimerla. Non è vero, è una favoletta». Oppure: «Io sono io e voi non siete un cazzo». Diciamolo, sono frasi che poche persone possono capire. Diciamolo, pochi di voi capiranno cosa voglio dire con questo “poche persone” e non starò neanche a spiegarvi il motivo perché, l’ho detto, pochi capirebbero. Diciamolo, non basterebbe tutto quello che posso scrivere perché sono esperienze di vita. Al massimo mi autocito  

Superficialità

La posizione di Edward Luttwak sul ruolo delle ong nei territori di guerra è molto difficile da sostenere, soprattutto in Italia, terra dall’opinione pubblica buonista e ipocrita. Limitarsi a dire che le organizzazioni non governative sono spesso di ostacolo a rapide risoluzioni di un conflitto, che sono “fuori dal controllo democratico” allungando la durata di un conflitto, significa esprimere una posizione alquanto banale e incompleta. Non si tratta di schierarsi contro Luttwak (che sarebbe come sparare sulla croce rossa diciamolo), né di difendere le ong. La questione è più importante di un superficiale “è giusto che le ong siano ong”? Credo si sia persa l’occasione di raccontare la guerra in modo chiaro. Il politologo statunitense avrebbe potuto presentare la guerra in tutta la sua complessità e invece, con quei concetti così ambigui, avrebbe fatto meglio a starsi zitto. La sua posizione espressa ad Annozero è di un cinismo infinito e, purtroppo, irresponsabile nella sua incompletezza. Consegnata in pasto alla televisione ha assunto questa forma: “facciamo durare le guerre 10 giorni facendo l’80% di vittime civili piuttosto che farle durare dieci volte tanto permettendo ai feriti di entrambi gli schieramenti di curarsi”. La guerra, non c’è bisogno di dirlo, è un mondo dove i buoni e i cattivi non sono antagonisti da cartone animato, dove chi combina pasticci è il cattivo imbranato e il buono trionfa nella sua superiorità. La guerra, è chiaro, è un luogo dove spesso i contorni non sono definiti, dove tutti si “sporcano”. Un mondo dove si può abbandonare volutamente uno scatolone pieno d’armi dentro lo scantinato di un ospedale da campo. Il ruolo delle ong è fondamentale, ma non sacro perché non abbiamo di fronte solo angeli disinteressati ma complesse organizzazioni con interessi che vanno dal soccorso ai civili alla filantropia più “oscura”. E’ un argomento delicatissimo che potrebbe porsi su questo piano: come controllare le conseguenze politiche di organizzazioni prettamente assistenziali? Si tratta di un falso problema se rivolto ad Emergency. E’ chiaro che il suo diritto di curare entrambe le parti coinvolte in un conflitto può complicare i processi di pace, ma questo non è un problema che riguarda Emergency, visto che non è lei a sparare. Criticare il diritto di assistenza indiscriminata in guerra significa recitare gli interessi di una delle due parti. Ma non è questo quello che Luttwak voleva dire. Probabilmente il politologo avrebbe voluto affermare che le ong andrebbero in qualche modo “regolamentate”, e già questa è una questione differente che, purtroppo, non è stata approfondita. E si è fermata in superficie. 

Amev