Il rasoio di Renzi

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Deve stare molto attento, e lo sa. Lo sa che nei prossimi mesi, diciamo entro l’anno ma magari già a maggio con le europee, saprà se è soltanto un bravo oratore (per gli standard italiani) o anche un politico a tutti gli effetti. Se insomma siamo di fronte a un politico soltanto “nuovo” o a un nuovo politico capace di ispirare una nuova classe dirigente.
Deve stare attento perché tra qualche mese da questo affilato rasoio in cui si muove cadrà o dal lato del “nuovo”, restando quindi un buon presentatore e nient’altro, o dal lato del “politico”, passando così da rottamatore a costruttore. Ma può anche cadere al centro, tagliando di netto il suo stesso futuro pubblico, lasciando solo un flebile ricordo presentato da Mike Buongiorno.
Deve stare attento perché la sua prima, energica, efficace, autoritaria e fulminea mossa è stata fatta con modi “nuovi” (appunto energica, efficace, autoritaria, fulminea) ma con contenuti “vecchi”: è soltanto una legge elettorale. Che ci vuole a dire, e Grillo si sta già sfregando le mani, che questo progetto non è altro che un’ipoteca assicurativa per i governanti, lasciando poco o niente ai governati? Che ci vuole a dire che è sempre la solita storia? Che ci vuole a dire che Renzi sarà uno di quelli da “mandare a casa”? Se non è entrato ancora nel calderone del giudizio populista è solo perché non è passato ancora il tempo necessario, il tempo che resta tra il “nuovo” che diventa “politico” e il “nuovo” che diventa “vecchio”.
Il 35% rispecchia il tripolarismo, la modifica del titolo V della Costituzione è un passo verso il presidenzialismo, e i “listini” bloccati formato pocket rompono finalmente l’ipocrisia sulla rappresentanza con un messaggio chiaro: l’elezione diretta non fissa una volta per tutte la rappresentanza diretta, perché l’esercizio democratico non inizia e finisce col voto, altrimenti non ci sarebbe più distinzione tra acclamatore ed elettore, tra capital-parlamentarismo e democrazia. Libertà è partecipazione oppure no? Gli unici che non dico cercano di dare una risposta a questa domanda, ma che perlomeno se la pongono, sono stati finora solo Renzi e Grillo. 
Insomma per Renzi va tutto alla grande per ora, ma stiamo solo parlando della questione della governabilità, davvero poca cosa. Ci vuole tempo per praticare la politica, vero, ma per non praticarla ci vuole ancora più tempo. Tempo al tempo, insomma, in tutti i sensi però.

Immagine in alto, la copertina di novembre 2012 di “Oggi”.

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