In Egitto sta accadendo lo Stato

«Che legittimità ha un potere non eletto dal popolo che contraddice e annulla un potere eletto dal popolo?». Con questa domanda apparsa sull’Amaca il giornalista Michele Serra pone una domanda che cancella cent’anni di pensiero politico, di riflessioni sulla politica. Che te ne fai del senso dell’atto fondativo di uno Stato. Che te ne fai di Rousseau, Tocqueville, Marx, Schmitt, Kantorowicz, Foucault, quando puoi liquidare tutto ciò in una tremenda, superficiale riflessione sui “poteri eletti dal popolo”? Non ci vuole un’enorme erudizione per sapere che la Fondazione, l’atto fondativo, l’atto creativo, è ciò che avviene fuori quello che determina. Non è un’opinione, non si tratta di punti di vista. La storia ti mostra questo. E’ forse la costituzione stata creata dalla legge? No, da costituenti, ovvero da persone nominate da nessuno che nel costituire si costituiscono come coloro che costituiscono. Si pongono fuori, pur appartenendo retroattivamente a quello che creano. E’ forse la legge creata da legislatori? No, perché questi ultimi diventano tali quando la legge già c’è. In logica è il concetto di insieme, che pur non essendo incluso, appartiene all’insieme: lo nomina ma non vi fa parte, non è una parte del tutto, è il tutto che determina le parti. 

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E’ un punto fondamentale, la realtà della fondazione di uno Stato. Una verità che andrebbe insegnata a scuola, ma che purtroppo circola solo nelle Accademie, oltretutto come una consapevolezza alquanto ovvia. In questo momento, osservando quello che succede in Egitto, abbiamo la straordinaria occasione di vedere uno Stato in fieri, o almeno che in qualche modo ricomincia da capo. Reboot si direbbe oggi. Il generale Abdel Fattah el-Sissi ha sospeso la costituzione e messo in mano alla corte costituzionale l’onere di organizzare le elezioni presidenziali. Sembra un controsenso: si dà a un gruppo di uomini destituiti del loro strumento di potere (la Costituzione) il compito di stabilire i presupposti affinché la vecchia o una nuova Costituzione possa ripartire. Eppure non si può fare altrimenti.

Non c’è da aver paura. «Ma della democrazia, quando è d’impiccio, che ne facciamo?» si domanda ancora Serra, dando un’altra coltellata alla Storia dello Stato moderno, o forse alla storia dello stato in generale. E’ forse la democrazia piovuta dal cielo? Sono state tagliate centinaia di teste per creare quell’idea di Stato a cui siamo abituati oggi, e di fronte a una rivoluzione che, diciamoci la verità, è stata un pranzo di gala, se sorge il “timore” che quello stesso Stato democratico sia a rischio, vuol dire che si sta dimenticando la storia. Non me la prendo con Serra, cerco solo di chiamare alla responsabilità etica i tanti come lui che hanno una rubrica pedagogica letta da migliaia di persone. Stiamo parlando di giornalisti che sicuramente avranno letto uno dei tanti Montesquieu e Agamben, e che poi se ne escono con tali banalità, dimenticando le loro stesse letture, le loro stesse consapevolezze.

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La conclusione di questo ragionamento non è che nell’atto fondativo di uno Stato la violenza è necessaria, ma che quando si fondano le regole, quando si stabiliscono leggi lì dove ancora non ci sono, o non ci sono più, il luogo in cui vengono fatte, le persone che le determinano, si pongono fuori da ciò che solo successivamente apparterranno, determinando ciò da cui sono in un certo senso anche determinati: lo Stato. Ne Le età del mondo, uno degli ultimi scritti di Friedrich Schelling rimasto incompiuto, il filosofo tedesco della natura e dell’arte fa un bellissimo ragionamento sul concetto di Fondamento. Quello che noi generalmente intendiamo per Fondamento, l’atto creativo che fonda il mondo, scrive Schelling, in realtà andrebbe scritto con la effe minuscola. Prima di creare, Dio ha dovuto prima dire NO al caos, a quell’indistinta forma, a quel Tutto in cui era immerso. Ha dovuto prima fondarsi come colui che fonda, e poi fondare con un immenso Big Bang tutto ciò che ci circonda. Ha dovuto compiere la scelta: fare o no il mondo. L’Egitto si trova esattamente in questo momento: sta decidendo come e quando prendere le distanze dal caos per generare il luogo nel quale la società egiziana si riconoscerà in futuro. Ed è un momento particolare, perché pur essendo fuori dalla legge, essendo come abbiamo detto ogni atto fondativo fuori-legge, ha come unico scopo quello di stabilire la Legge, la Costituzione. Questo momento è tremendamente affascinante, è quello che se lo si guarda troppo da vicino si rischia di rimanere cechi. E’ il momento in cui Antigone viene murata viva dentro la tomba del fratello Creonte: non sapremo mai cosa sta succedendo lì dentro, e cosa porterà la figlia di Edipo ad impiccarsi. Non sapremo mai tutto quello che sta succedendo ora nelle stanze del palazzo dove fino a ieri risiedeva Mohamed Morsi, e ora starebbero per confrontarsi i capi religiosi, politici e militari dell’Egitto. Sapremo cosa hanno deciso, ma non come e non tutto quello che hanno deciso. E’ il luogo contraltare di piazza Tahrir, dove tutto è in mostra, ma poco si decide, ma molto anche si determina, e che forse si muove allo stesso modo delle stanze del Palazzo, della tomba di Creonte: una moltitudine indistinta.

Nella prima foto: piazza Tahir in festa dopo la caduta del presidente Morsi (AP Photo/Amr Nabil). Nella seconda: un ritratto di Friedrich Schelling del 1848.

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