Se mi è permesso fantasticare, mi piace pensare che il miglior computer che avremo sarà il cervello umano. Per realizzare un computer meccanico o anche un computer elettronico tanto efficiente e compatto quanto il cervello umano, dovremmo utilizzare circa dieci miliardi di unità complesse come le cellule celebrali. Be’, allora perché non utilizzare il computer con unità numerose, piccole e complesse che abbiamo già in nostro possesso, cioè il cervello? Spero che in un lontano futuro sia possibile in qualche modo unire in qualche modo vari cervelli, per così dire in serie, in modo che i dati non vengano elaborati da un solo cervello alla volta ma magari da una squadra composta da cervelli che lavorano in parallelo. Tutto quello che un cervello conosce o ricorda può essere sfruttato da tutti gli altri. Non è una prospettiva che mi appare del tutto piacevole, perché do molta importanza alla privacy, però le cose possono cambiare. Ci si potrebbe abituare e forse sarà questo il prossimo passo dell’evoluzione: un essere pluriumano, per così dire.

Isaac Asimov, Interviste extraterrestri (1966)

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