Non c’è paragone

Non si paragona. E’ inutile paragonare gli atleti viventi a quelli passati col metro del “migliore”. Mi ricordano i litigi delle elementari tra chi diceva che Superman volava con i pugni chiusi e chi con la mano aperta. Tomba o Razzoli? Carnera o Cassius Cly? Alessandro Magno o Napoleone? Si elencano i trofei per poi rendersi conto che non è quanto hanno vinto ad averli resi dei miti, ma tante altre cose insieme. Non si paragona perché non c’è niente da paragonare. Dovremmo strapparli dal loro periodo storico e portarli in un non-luogo in cui finalmente si affronterebbero in un match finale. E poi? Messi ha spiegato benissimo questo nonsense. All’ennesimo paragone ha risposto: “Non riuscirò ad arrivare ai livelli di Maradona nemmeno tra un milione di anni. Io penso solo a me stesso, non ho alcuna intenzione di paragonarmi a lui”. Se ne frega del paragone. Non si può chiedere a un atleta vivente quanto somigli al suo mito. Così gli si chiederebbe di essere lui il suo proprio mito: una spersonalizzazione. Messi dovrebbe sacrificare la sua identità di calciatore-con-il-suo-passato alla figura di Maradona. Essere Maradona. Il Nuovo Maradona. Ma invece messi è Messi, “pensa a se stesso” e tra 20 anni sarà ricordato come “Messi”, una parola con un significato ancora più pregante di quanto lo sia ora. E poi, personalmente, godere di ben due miti invece di uno non è meglio? 

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