Le bugie vere

Oggi leggevo della notizia dei cento poliziotti newyorkesi che avrebbero confessato che il periodo della “tolleranza zero” di Giugliani e Bloomberg erano il frutto di sistematiche manipolazioni sui dati della criminalità. Non che le statistiche sui reati commessi fossero ritoccate (sarebbe stato molto ingenuo e semplice da scoprire) ma che il sistema di raccolta dati funzionasse in modo da “ammorbidire” i flussi in entrata (le denunce). Il CompStat, un sistema di raccolta informatica delle denunce di reato brevettato dal Comune di New York, si occupava di questo. Come funzionava? Come un semplice sistema di raccolta, solo che alla base coloro che raccoglievano queste informazioni (la volante che accorreva sul posto per esempio) erano gli stessi che cercavano di convincere la vittima del reato a non sporgere denuncia, o a portare la stessa a denunciare il reato in una forma più “soft” di modo da “declassare” il reato stesso.

Chi non ricorda la romantica New York anni ottanta dei Warriors? Non so se bisogna ringraziare Giugliani per aver evitato che la città diventasse un campo di battaglia perenne, ma certo questa sua bugia veraha contribuito a far cambiare la percezione della realtà nei cittadini…seppur nei fatti non cambiava niente! O meglio finché la gente non ci ha creduto. Le menzogne spacciate per verità dai sindaci passati di New York hanno avuto un effetto elementare: la gente credeva che fossero vere, reali. Non solo i cittadini ma anche i criminali ci hanno creduto, pensando che questa città stesse davvero stringendo in una morsa l’illegalità. Eppure è successo proprio questo! Qui l’opposizione tra reale e non reale, tra falso e vero è inconsistente. Ma non nel senso che tutto è relativo, semmai che non è su questo piano che va pensata la cosa. Non è su questo piano che si riduce la politica, l’organizzazione di una città, di un Paese. Non è vero che dire la verità fa sempre bene. Non è vero che la verità/falsità è l’unico piano su cui si deve giudicare il rapporto tra un politico e i suoi elettori. Più fondamentale è l’etica che lo contraddistingue. Non voglio dire che Bloomberg e Giugliani erano due bravi sindaci ma che le loro menzogne hanno, in parte, insegnato ai cittadini a rispettare le regole. Eppure la difficoltà della cosa sta proprio tutta qui. Allo stesso tempo non possiamo ridurre l’opinione pubblica a un “credere e non credere”, così il rischio di scivolare in forme autoritarie di governo è molto alto. La politica non si riduce al vero o al falso, al credere vere cose false o al credere false cose vere. Così si elimina un terzo piano, quello etico, che non si frappone ne al vero ne al falso, ma li raccoglie entrambi.

[Digressione] Per questo la politica ridotta alla televisione, alle viscere, alla vagina e ai soldi è terrificante. Berlusconi ci ha insegnato proprio questo: è vero che ha rapporti con la mafia, è vero che “non è adatto a governare un Paese” come scrisse l’Economist tempo fa, eppure comanda da tanto tempo. Berlusconi non è un modello politico, non è un modello etico, ma questo non gli ha tolto la possibilità di comandare. Molta gente crede che sia una brava persona. E’ questo il problema.

Amev

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