Loro sono il mondo

Ad Antalya, in Turchia, al vertice Nato, ministri e funzionari chiudono la riunione (o si concedono una pausa) cantando We are the world di Michael Jackson. Pare che l’iniziativa sia di una band (mi piacerebbe davvero sapere da dove sia arrivata l’idea). C’erano tra gli altri il ministro turco degli Esteri Mevlut Cavusoglu, l’Alta rappresentante degli Esteri per l’Europa Federica Mogherini, il segretario Nato Jens Stoltenberg.

All’inizio resti sorpreso. Poi ci pensi, e ti rendi conto che non c’è niente di strano.

Nel 1985 Michael Jackson, un uomo distrutto dal narcisismo e dal colonialismo culturale, riunisce ventidue popstar dell’epoca per cantare una canzone dedicata alla pace nel mondo. Ma non parlano dell’imperialismo, della guerra, della radicale ingiustizia del sistema economico mondiale, dell’enorme potere del mercato finanziario. No, parlano di loro, come un narciso che non riesce a uscire dal proprio loop quando si tratta di parlare di qualcosa di diverso che non sia lui. Come il migrante che o ruba o poveretto è affogato: si tratta sempre di me, della mia incolumità fisica e dei miei sentimenti, anche quando sto parlando di te. Chi sono questi loro? Il mondo occidentale, che ha esagerato un po’ con la prepotenza, so let’s start given.

Come lo Zio Tom, come lo Stephen di Samuel L. Jackson in Django Unchained, il re del pop – morto di infarto nel 2009 a cinquant’anni per un’iniezione letale di anestetico per cavalli – agisce come una rimozione, un’autocensura. Mette insieme Cyndi Lauper, Lionel Richie, Bob Dylan, Bruce Springsteen, per dire al mondo occidentale che “c’è gente che muore”, per cui “è arrivato il momento di dare una mano per la vita”. Niente di emancipante, rivoluzionario. I deboli non vanno sollevati dalla loro condizione (non sia mai) ma il massimo che si può fare è essergli solidali, come quando fai l’elemosina: non è in gioco la condizione di chi aiuti ma la tua propria condizione, la tua coscienza. Non si esce mai da sé stessi perché altrimenti si rischia di minacciare il proprio, che è tutto ciò che conta.

Pro loco del Comune di Napoli a favore della legalità. 2014.

Pro loco del Comune di Napoli a favore della legalità. 2014.

E cosa hanno fatto ieri i vertici della Nato, l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, la rappresentanza militare degli stati vincitori della seconda guerra mondiale? Cosa può cantare se non un noi siamo il mondo. Non sta usando una canzone di pace in modo perverso, ma è la perversione di una canzone che finalmente si libera e diventa esplicita, rivelandosi per quella che è.

Il video della Nato ci mostra la nostra modernità, o postmodernità. Un mondo dal pensiero unico – we are the ones (ones, i propri, i soli, quelli che hanno vinto) who make a brighter day – nel quale si possono finalmente dire le cose come stanno, senza filtri, senza censure.

È vero, siete voi il mondo, bisogna ammetterlo. Oggi più di ieri. Siete rimasti solo voi e il vostro mondo. E potete cantarlo liberamente, senza più neanche uno Zio Tom che vi aiuti.

They are the world. They had always been.

Grazie a Paolo Mossetti per avermi mostrato il video

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