Perché voto Tsipras (dei libri e del bicchiere mezzo pieno)

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[Questo articolo è uscito a maggio 2014, in occasione delle elezioni europee. Ci argomentavo la scelta di votare L’altra Europa con Tsipras.
Lasciando stare l’impossibilità strutturale di avere anche in Italia qualcosa di simile a
Syriza, questo articolo continua a mantenersi attuale, perché non si parla di noi, ma di noi, di un’Europa politica da costruire. La convinzione è che se andassimo a votare partiti con il programma che ha oggi Syriza, le cose cambierebbero davvero. È la vittoria della speranza, una cosa molto diversa da quel rabbioso tutti a casa che nasconde una pastosa ambiguità fatta di pesanti conflitti di classe senza alcuna volontà di risolverli. Speranza è la gioia di fare politica, l’interesse a chiamare le cose come sono (due parole su tutto: capitale e liberismo economico), e la volontà di risolvere i conflitti di classe partendo da una considerazione falsa ma massimamente raggiungibile: siamo tutti uguali. Un’uguaglianza che significa grosse responsabilità e sacrifici]

Alle elezioni europee di maggio ho scelto di votare la lista Tsipras. Non per Tsipras, ma per quelli che appoggiano Tsipras. Non è tanto l’uomo che seguo, ma l’onda (piccola o grande che sia) che sta provocando. Lo so, detta così la cosa sembra irrazionale, ma alla base ci sono solidi motivi, sacrosanti direi, che risiedono nella natura delle persone che finora si sono fatte avanti appoggiando apertamente il leader di Syriza.
In Italia sono Stefano Rodotà e Barbara Spinelli, all’estero Slavoj Žižek e Srécko Horvat. Ce ne sono tanti altri, altri che non conosco, ma questi quattro già bastano per rendere chiara l’idea di quale onda sto parlando. Dietro queste persone ci sono un’idea e un pensiero.

Con la cultura se magna

L’idea è che con la cultura se magna, tanto, e pure bene. Questa gente, Rodotà, Spinelli, Žižek, Horvat, legge molto, e io mi fido della gente che legge molto. Leggere, lo dice pure la pubblicità, fa bene, dà una grande forza. Non la forza del radicalchicchismo bibliofilo, non quella de “la cultura è importante (collezionale tutte!)”, quanto la forza della lettura come disciplina ascetica. Leggere richiede dedizione, è un lavoro. L’idea che con la cultura se magna è l’idea che la disciplina e il sacrificio sono ciò che costituisce propriamente il lavoro (su di sé, sul mondo).

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